venerdì 23 febbraio 2018

Letture con Marina #31

Buongiorno lettori e buon venerdì. Oggi torna la rubrica Letture con Marina. Pronti per una nuova recensione? Vi lascio a lei allora ma prima vi auguro un buon weekend.



Buongiorno e ben ritrovati, anche se quest’oggi lasceremo le tensioni interpersonali, razziali ed i romanzi ironici/ilari per intraprendere un viaggio che ci porterà a Denver, in Colorado, per una trama di suspence e thriller. Ma fortunatamente o volutamente, nonostante la storia narrata che dovrebbe incutere terrore, in realtà l’ansia resta sempre sotto controllo.
Titolo: Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee (Midnight at the Bright Ideas Bookstore)
Autore: Mattew Sullivan
Traduzione:  Luca Bernardi
Casa editrice: Longanesi
Genere: Thriller
Pagine: 356
Anno di pubblicazione: 2018

Sinossi: Lydia è una ragazza schiva e introversa. Ama nascondersi fra i suoi adorati libri e fra gli scaffali della Libreria delle Grandi Idee presso cui lavora, nel cuore di Denver, Colorado. Una libreria che, in particolare nelle ore di apertura serali, si popola di bizzarri bibliomani che fra i volumi passano lunghe ore. Una sera, poco dopo la chiusura, a Lydia tocca una sconcertante, terribile sorpresa. Uno degli abituali frequentatori, il giovane Joey, si è impiccato fra gli scaffali del piano superiore. Prestandogli i primi soccorsi, Lydia fa una scoperta che cambierà la sua esistenza: dalla tasca dei jeans di Joey spunta una foto. Una foto che ritrae lei da bambina. Perché Joey si è suicidato proprio in libreria? Per quale motivo teneva in tasca quella foto? E perché Lydia ha l'impressione che sia solo il primo di una serie di messaggi che Joey le ha lasciato prima di morire, affidandoli ai libri? Nel tentativo di scoprire la verità, Lydia rievoca immagini di una terribile notte della sua infanzia, dettagli sepolti da tempo nella memoria. E insieme ai ricordi riemergono presenze che pensava di aver lasciato ormai nel passato, come quella di suo padre. "Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee" è un thriller ambientato nel mondo degli amanti dei libri, fra personaggi che alla passione per la lettura e per il sapere hanno votato la propria vita, fino alle conseguenze più estreme...

RECENSIONE:
Innanzitutto un ben ritrovato a Luca Bernardi, il traduttore, che avevo “incontrato” in occasione della recensione al suo romanzo “Medusa” (edito da Tunuè) e al quale avevo avuto l’occasione di rivolgere qualche domanda in merito al suo “intenso e folle” romanzo di esordio - e che qui scopriamo proprio in veste di traduttore.
Per quanto riguarda il romanzo in sè stesso, esordio dell’autore Matthew Sullivan, meno se ne racconta e meglio è, per non rischiare di fare inopinate rivelazioni che rovinerebbero la lettura ai futuri lettori. 
 
Dalla sinossi ci facciamo già una precisa idea di quello che andremo a leggere. Quindi invece che riprendere questa, preferisco soffermarmi su alcune parti del romanzo che mi hanno colpita. Innanzitutto il rapporto tra la protagonista – Lydia – ed il padre. Lei oramai è una giovane donna che è ritornata a Denver, dopo che un fatto sanguinoso ha distrutto per sempre la sua tranquilla serenità di bambina e l’ha allontanata dalla città. A seguito di quanto accadutole in una tragica ed efferata notte a casa della sua amica del cuore, la sua vita, ma piano piano anche il rapporto con il padre si deteriora, fino ad un’indifferenza dolorosa ma necessaria. Anche il padre, bibliotecario un po’ particolare, dopo quella notte svenderà la sua anima per sopravvivere alla notte bestiale, perdendo per sempre – a poco a poco - il suo unico bene, la figlia Lydia. Per inciso, anche l’ispettore Moberg che ha seguito al tempo il caso e che ha ben in mente chi poteva esser il Martellatore ed era stato consigliato dai capi di lasciar perdere, non è che una figura di secondo piano, che avrei preferito avesse un po’ più di spazio. E che dire di David, il ragazzo con cui Lydia da 5 anni convive, sulla base di una grande menzogna?, o meglio, sulla base di una sottaciuta sgradevole verità che entrambi, ognuno all’insaputa dell’altro, conoscono. Per non parlare di Joey, uno dei Topi della Libreria delle Grandi Idee (e anche qui ci sarebbe un capitolo da aprire per parlare di questi personaggi), protagonista assoluto insieme a Lydia, che con il suo suicidio iniziale inanella una serie di eventi – volutamente – che grazie alla caparbietà e alla ritrovata curiosità di Lydia, porteranno alla luce venti anni di silenzi, bugie, meschinità e vili sotterfugi di chi dalla vita non chiede che la sopravvivenza.  
Una vita per i libri, una vita nei libri, anche nella fase finale della propria vita. C’è un’unica scena in cui realmente c’è il pathos ed il brivido dell’ansia e del terrore ed è una notte in cui Lydia, nonostante sia in preda ai fumi dell’alcol, frequenta i bassifondi per cercare un altro Topo della Libreria, un certo Ciao-Ciao…

E Raj, l’amico di infanzia della ns Lydia, che era stato messo un po’ da parte dalla stessa bambina, quando all’orizzonte era apparsa quella che poi, per breve tempo, sarebbe diventata la sua migliore amica? Non si vedono per quasi vent’anni e poi, all’improvviso, grazie alla foto pubblicata da un quotidiano in seguito al suicidio di Joey, eccolo che appare dal nulla, tra l’altro scoprendo che abitano anche vicino l’uno all’altra. Un indimenticato amico d’infanzia o la porta verso il futuro? O la tessera per vivere nel passato ante Martellatore?

Interessante la trafila di carte, domande a cui rispondere, giri tortuosi per arrivare ad ottenere la carte che Lydia ed il suo amico Raj stanno cercando di ottenere dall’Ufficio di Stato Civile per arrivare al bandolo della matassa di questa loro vicenda così lontana eppure così vicina. Mi ha fatto ricordare l’Italia e i suoi uffici in Comune od altri Enti, quando ti fanno girare come una trottola perché i vari enti non sono in contatto fra di loro e ti mandano a dx e a manca per una carta. Un po’ come in un episodio di Asterix… Incredibile pensare che tutto il mondo è paese!

Interessante anche il “solito” riferimento a scrittori o locali frequentati da scrittori, motivo e speranza per i quali ho inizialmente preso in mano questo romanzo, più che per il thriller in sé..
 
Tra punti di vista diversi, tra momenti diversi (il presente ed il “venti anni fa”), il romanzo si snoda tra diversi personaggi, ciascuno con le sue buone ragioni, ciascuno mai completamente buono o cattivo (tralasciando il Martellatore, chiaramente… ma forse anche no?), tra chi decide di sopravvivere e chi si lascia andare alla deriva. Un’umanità dipinta a tinte mai veramente fosche, solo ingrigite, vite lontane dalla brillantezza della vita di tutti i giorni, quasi come la cartolina che l’ispettore Moberg invia a Lydia, per un girotondo in bianco e nero nel passato, senza speranza di redenzione.

Ed anche l’epilogo… chissà se è veramente un “vediamo che succede”, ora che mi sono liberata dai fantasmi del passato, oppure un ritornare ad un passato che non si era concretizzato, restando quindi sempre incatenati ad un cerchio della vita che non ci fa mai progredire, ma che ci trascina indietro, nel fango da cui abbiamo tentato di alzarci. Chissà…

E visto che abbiamo ritentato l’avventura del romanzo che in ultima analisi ci racconta dell’amore per i libri e le biblioteche, Vi segnalo un romanzo che uscirà in Italia il prossimo 6 Marzo: Una Vita da Libraio di Shaun Bythell, edito da Einaudi.

Un arrivederci a presto,
                             

mercoledì 21 febbraio 2018

Coming soon #34 - Un ragazzo normale di Lorenzo Marone

Buongiorno lettori! Siamo già arrivati a metà settimana e a pochi giorni dalla fine del mese di febbraio che, non so per voi, ma per ve è letteralmente volato via senza che me ne accorgessi. Oggi torno per parlarvi di un libro in uscita domani.
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Titolo: Un ragazzo normale
Autore: Lorenzo Marone
Genere: Narrativa

Pagine: 283
Costo: 16.50 €cartaceo - 9.99 € ebook
Pubblicazione: 22 febbraio 2018 - Feltrinelli

Descrizione:
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karaté Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l'anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spider-Man e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Moria, la tartaruga che vive sul terrazzo all'ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un'agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de "Il Mattino" che cadrà vittima della camorra proprio quell'anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l'importanza dell'amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole. Perché i supereroi forse non esistono, ma le persone speciali e le loro piccole, grandi azioni non muoiono mai e sono come il mare: luccicano in eterno.

L'autore: Lorenzo Marone (Napoli, 1974), laureato in Giurisprudenza, ha esercitato per quasi dieci anni la professione di avvocato. Autore di successo, ha pubblicato La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015; Premio Stresa 2015, Premio Scrivere per amore 2015, Premio Caffè Corretto - Città di Cave 2016, 15 edizioni in Italia, 15 traduzioni all’estero e un film, La tenerezza, con regia di Gianni Amelio), La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi, 2016; Premio Città di Como 2016), Magari domani resto (Feltrinelli, 2017; 7 edizioni, Premio Selezione Bancarella 2017) e Un ragazzo normale (Feltrinelli, 2018). Collabora con “La Repubblica di Napoli” con una rubrica fissa dal titolo “Granelli”. Vive a Napoli con la moglie, il figlio e la bassotta Greta.
www.lorenzomarone.net

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Come sapete amo Lorenzo Marone. In questo nuovo lavoro è un tema importante quello che l'autore decide di mettere al centro del suo nuovo libro. Un bambino protagonista, una Napoli che spesso non perdona e uno scrittore preso a modello. Insomma, leggendo la trama gli ingredienti ci sono tutti, non ci resta che leggerlo e scoprire se le aspettative saranno ben riposte.



lunedì 19 febbraio 2018

Recensione #228 - Magari domani resto di Lorenzo Marone

Buongiorno lettori, come va? Scusate l'assenza della scorsa settimana ma purtroppo ho avuto mio figlio malato da mercoledì sera fino al weekend e questo non mi ha permesso di occuparmi del blog ma, ne sono certa, mi capirete!
Oggi torno con una nuova recensione, quella del libro Magari domani resto di Lorenzo Marone, edito da Feltrinelli, 315 pagine, che Baba del blog Desperate Bookswife mi ha regalato per Natale sapendo che altrimenti avrei fatto passare ancora troppo tempo prima di leggerlo.

Sinossi: Chiamarsi Luce non è affatto semplice, specie se di carattere non sei sempre solare. Peggio ancora se di cognome fai Di Notte, uno dei tanti scherzi di quello scombinato di tuo padre, scappato di casa senza un perché. Se poi abiti a Napoli nei Quartieri Spagnoli e ogni giorno andare al lavoro in Vespa è un terno al lotto, se sei un avvocato con laurea a pieni voti ma in ufficio ti affidano solo scartoffie e se hai un rottame di famiglia, ci sta che ogni tanto ti "arraggi" un po'. Capelli corti alla maschiaccio, jeans e anfibi, Luce è una giovane onesta e combattiva, rimasta bloccata in una realtà composta da una madre bigotta e infelice, da un fratello fuggito al Nord, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un lavoro insoddisfacente. Come conforto, solo le passeggiate con Alleria, il suo Cane Superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con l'anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Finché, un giorno, a Luce viene assegnata una causa per l'affidamento di un minore. All'improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma è forse l'occasione per sciogliere nodi del passato e mettere ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito l'impulso di prendere il volo, o magari restare, trovando la felicità nel suo piccolo pezzettino di mondo?

Da dove cominciare per parlare di questo libro? Forse partendo dai libri precedenti, da quello che Marone ci ha regalato prima con un vecchio burbero rubacuori come Cesare ne La tentazione di essere felici - recensione qui - poi con un quarantenne insicuro come Erri e la sua grande famiglia allargata ne La tristezza ha il sonno leggero - recensione qui -; il primo un libro dove il protagonista è uno, molto ben delineato, e gli altri la fanno da contorno ed il secondo un libro in cui il protagonista lascia spazio a tutti gli altri creando una sorta di commedia all'italiana, in cui ogni gesto nasce e vive in funzione di un unicum inscindibile. Dopo questi due romanzi arriva il terzo, Magari domani resto, in cui per la prima volta l'autore veste i panni di una donna - e che donna! - Luce, nata e cresciuta ai Quartieri spagnoli, allevata da una mamma che dopo la fuga del padre ha dovuto rimboccarsi le maniche pur di far studiare quei figli e tenerli fuori da un futuro già segnato perchè, si sa, quella parte di città non fa sconti a nessuno. Luce è tosta, cazzuta, arrabbiata con il mondo - una sorta di Cesare Annunziata donna - che nella vita lavorativa è riuscita a diventare avvocato - anche se in realtà fa il passacarte - ma che nella vita privata è insicura, incapace di collocarsi, impaurita e sola. Eh già, perchè sembra che tutti intorno a lei abbiano la necessità di fuggire. È lei che ci narra la storia in prima persona, raccontandoci del suo presente ma anche, tantissimo, del suo passato.
Per tutta la prima metà del libro questo personaggio è apparentemente l'unico che conta, un sorta di romanzo finalizzato a Luce ed ai suoi pensieri ed è in questa prima parte di romanzo che io ho fatto più fatica ad entrare in empatia con lei, quasi come se in alcuni passaggi fosse eccessiva, esageratamente stereotipata, quasi troppo uomo nonostante tutto.
Poi, andando avanti, qualcosa cambia. Luce e quindi anche la storia sembra aprirsi al mondo. Un mondo variegato, fatto di colore, quel colore tipico della città di Napoli, fatto di suoni, rumori, odori e il monologo che fin lì ci aveva accompagnato diventa un dialogo tra tantissimi personaggi che arricchiscono con la loro presenza le pagine che seguono. C'è la donna in lotta con il marito camorrista per l'affidamento del figlio, c'è un figlio che sembra più adulto dei genitori, c'è un vicino di casa anziano che sopravvive grazie ai ricordi, c'è un avvocato bavoso e con le mani lunghe, c'è una madre che sembra dover espiare ancora troppe colpe, c'è un figlio che nonostante sia ormai padre verso quella madre nutre ancora un timore reverenziale che non gli permette di essere se stesso, c'è una trans sempre attenta a tutto che fa un po' da macchietta in mezzo a questo turbinio di voci. Ecco, questa seconda parte del romanzo mi ha ricordato un po' i film e i libri di Ozpetec, quelli in cui le famiglie non sono quelle in cui si nasce ma quelle che ci si sceglie tra le persone care, quelli in cui le tavolate improvvisate sono sempre le più riuscite ma anche quelle in cui i drammi di sottofondo sono sempre presenti a fare da sfondo a dei momenti apparentemente perfetti. E in questa parte ho ritrovato un po' anche Erri, nelle sfaccettature di più personaggi, e la sua strampalata "famiglia".
L'autore si riconferma un eccelso utilizzatore delle parole, spesso i pensieri dei personaggi sono frasi da sottolineare e da ricordare, capaci di far riflettere e immedesimarsi. Lo stile è scorrevole e senza pecche, capace di portare il lettore alla fine con facilità e velocità.
Sono due le cose che in questo ultimo romanzo mi hanno convinto meno.  La prima purtroppo è proprio il personaggio di Luce che non ha saputo emozionarmi, toccarmi nel profondo, neanche quando racconta i momenti più tristi della sua vita. Magari è una scelta, frutto della volontà dell'autore di mantenere questo personaggio distaccato e cazzuto fino alla fine ma io questa scelta, se di scelta si tratta, l'ho sofferta non poco, tanto che credo che tra tutti ricorderò di più Vittorio o Kevin con il passare del tempo. La seconda è il finale che sinceramente ho trovato un tantino banale e sognatore; ma anche in questo caso è una questione di gusti ed io, lo sapete, amo le storie che sappiano riflettere la realtà e credo che, sinceramente, alcuni avvenimenti in questo caso siano un po' tirati e poco probabili visto il contesto in cui i personaggi sono fatti muovere.
Ma, si sa, la lettura è soggettiva, le emozioni che regala lo sono altrettanto ed il bello è proprio questo! In ogni caso, nonostante tra i tre libri dell'autore questo sia quello che ho amato meno, lo ritengo comunque un buonissimo libro e rimane una lettura che consiglio.

VOTO:


mercoledì 14 febbraio 2018

Recensione #227 - Quello che rimane di Paula Fox

Buongiorno carissimi, come state? Come sta andando la vostra settimana? Io tra un impegno scolastico ed uno sportivo sto cercando di non soccombere; in più oggi è il compleanno del mio maritino quindi ho la testa da un'altra parte eheheheheh!
Ma torniamo a noi. Sono qui per lasciarvi il mio pensiero su Quello che rimane di Paula Fox, letto grazie alla mia nuova collaborazione con Fazi editore di cui vi avevo già parlato qui sul blog la scorsa settimana, 206 pagine. Traduzione a cura di Alessandra Cogolo.

Sinossi: New York, fine anni Sessanta. Otto e Sophie Bentwood sono una tranquilla coppia di mezza età, senza figli e senza più molto da dirsi. Nulla sembra poter scalfire la loro serenità borghese finché, un pomeriggio, l’innocua visita di un gatto randagio increspa le tranquille acque della loro vita.
Contrariamente al parere del marito, Sophie dà del latte al gatto, che la morde procurandole una leggera ferita. Quest’incidente innesca una reazione a catena: nell’arco di un weekend, nel quale si concentrano un tragicomico party, un litigio di Otto con il suo socio e la degenerazione della ferita di Sophie, i coniugi saranno costretti a rimettere in discussione non solo il matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza. Quello che rimane riesce a sorprendere il lettore pagina dopo pagina e a catturarlo in uno straordinario meccanismo letterario. Del romanzo fu realizzata negli Usa una versione cinematografica dal titolo Desperate characters diretta da Frank D. Gilroy con Shirley McLaine.


Il morso di un gatto. Tutto in questo libro comincia con il morso di un gatto. Sophia e Otto sono due coniugi come tanti, senza figli, con un rapporto che ha avuto alti e bassi e che al momento della nostra storia sembra essersi adagiato sull'abitudine.
Tutto cambia nel momento in cui Sophie dà da bere un po' di latte ad un gatto randagio che fa capolino davanti alla loro porta finestra. Il gatto, apparentemente docile, le si rtivolta contro mordendola e lasciandole addosso una sensazione di disagio e paura che neanche lei sa bene spiegarsi. Tutto si complica quando quella ferita inizia a gonfiarsi, la mano inizia a farle talmente male da non poter essere toccata ed il suo umore sembra diventare inspiegabilmente cattivo, tanto da renderla insolente con gli altri.
La paura che la ferita possa essere più seria di quello che credevano si affaccia subito alla mente della coppia ma la donna tergiversa, quasi non volesse sapere con certezza se il gatto fosse veramente affetto dalla rabbia.
Avete presente quando si dice che davanti ad una malattia, venga naturale ripercorrere tutta la propria vita? Ecco, in questo caso è proprio così che succede. Sophia non sa con certezza di essere malata ma è un po' come se, nonostante lei parlandone con gli altri neghi, lo dia in realtà per scontato. E tutto assume un colore diverso. In più, in concomitanza con il morso, tutto intorno a loro sembra perdere una piega sbagliata, tutto assume un colore grigio e poco chiaro: litigi inspiegabili, telefonate mute, strani pensieri e questo gatto che torna, a fissarli, quasi a ricordargli il pericolo che incombe sulle loro teste.
Sophia trascorre il weekend quasi facendosi trascinare dagli eventi e pensando al suo matrimonio, ai rapporti con le persone amiche, alla sua tranquilla vita di donna benestante con pochissimi problemi. Ed il suo atteggiamento cambia, il suo porsi verso le persone diventa quasi brutale, i suoi segreti diventano quasi superflui, la sua lingua si scioglie in discorsi ed atteggiamenti di cui lei stessa a volte si meraviglia.
La scrittura di Paula Fox è lenta e molto introspettiva, probabilmente per creare l'atmosfera di tensione che attanaglia la maggior parte dei personaggi che fanno parte della storia. I giorni in cui il romanzo si sviluppa comprendono poco più di un weekend; pochi sono gli avvenimenti che l'autrice ci racconta, ma moltissime le riflessioni che da questi avvenimenti si dipanano. Uno spaccato di vita americana nelle famiglie benestanti di una New York in cambiamento, in cui ci si trova a riflettere più sui silenzi che sulle parole dette; avviene nel matrimonio di Otto e Sophie ma avviene anche nelle amicizie che i due coltivano e nei loro rapporti di lavoro.
Un libro importante che, come spiegato anche nell'introduzione, sicuramente può svelare qualcosa di più rileggendolo più volte. Lo consiglio a chi ama le riflessioni e le letture pacate.

VOTO:




lunedì 12 febbraio 2018

Recensione #226 - Davanti agli occhi di Roberto Emanuelli

Buon lunedì lettori, come state? Io di ritorno da un weekend in montagna dove ho letto tanto, circondata dalla neve. Un modo per rilassarsi un po', approfittando dell'unico fine settimana libero dagli impegni di mio figlio, che neanche la regina Elisabetta...
Ho portato a termine due letture iniziate in settimana ed oggi vi voglio parlare proprio di una di queste. Si tratta di  Davanti agli occhi di Roberto Emanuelli, edito da Rizzoli, che ringrazio per la copia, 362 pagine.

Sinossi: Succede e basta. Senza sapere perché, senza sapere quando. È una frazione di secondo, come quando inizia a piovere o a nevicare. Le cose belle si presentano così, all'improvviso. Basta un attimo, uno solo, ed ecco che la vita ti travolge, anche se ormai non ci credevi più. Come Luca, che a trent'anni ha già fatto un voltafaccia a se stesso rinunciando al sogno di diventare scrittore per inseguire soldi e successo: ora le giornate gli sembrano tutte uguali, note di una melodia suonata senza passione. Chiuso nel suo ufficio da broker, sente di aver nascosto la parte più importante di sé, quella che non ha paura di ascoltare il cuore. Ma come puoi ascoltare il cuore se non gli permetti di tirar fuori la voce? Come puoi inseguire i sogni, se non sai più riconoscerli? È proprio in questi momenti, quando tutto sembra perduto, che ci capitano le cose migliori. E appena incontra Mary, Luca non ha dubbi: lei è la sua cosa migliore. Bellissima, irraggiungibile, inafferrabile come il colore dei suoi occhi, Mary richiede impegno per essere conquistata, perché è questo che fanno i veri tesori. Adesso, finalmente, Luca sa cosa vuole: vuole mettersi in gioco, vuole sbagliare, lasciare che le emozioni lo investano come un treno in corsa. Vuole innamorarsi. Vuole Mary. Perché rinnegare la propria natura non è mai una buona idea. E non è mai troppo tardi per ballare al ritmo del cuore.

Chi bazzica nel mondo della lettura non può non aver mai sentito nominare Roberto Emanuelli, non può non essersi imbattuto almeno una volta nel suo primo libro pubblicato da Rizzoli, E allora baciami, caso editoriale con un numero di copie vendute da capogiro. Qualche giorno fa la stessa casa editrice ha pubblicato il suo primissimo libro, Davanti agli occhi, quello di cui vi parlerò ora, che Emanuelli aveva prima autopubblicato, poi pubblicato con un minuscolo editore ed ora balzato agli onori con questa nuova pubblicazione. Insomma un percorso di tutto rispetto, nato attraverso la grande presenza di Emanuelli sui social e grazie il grandissimo sostegno che ha da chi lo segue da anni.
Ma veniamo al romanzo.
Protagonista della storia è Luca. Ma il vero protagonista della storia è Roberto. È se stesso infatti che  impersona attraverso le pagine di questo romanzo. Un trentacinquenne alla ricerca di un posto nel mondo. Un brocker assicurativo povero, come ama definirsi lui; lui che avrebbe voluto fare lo scrittore e che invece si è accontentato - almeno fino ad un certo punto della sua vita - di un lavoro che potesse apparentemente farlo entrare di diritto nel mondo di quelli che contano. Tanta apparenza, grandi macchinoni, tanti soldi, locali alla moda. Fino al giorno della crisi. Fino al giorno in cui i soldi non bastano più e i debiti cominciano a prendere il sopravvento.
È questo che l'autore ci racconta. Ci racconta un po' la vita di tutti noi, la vita di ogni giorno, quella in cui un amore inizia e si crede sarà per sempre, finchè non ci si ritrova a vivere in un tugurio quando quella storia finisce. Ci racconta di come un ragazzino possa sopravvivere alla morte del padre, buttando tutti i suoi pensieri ed i suoi sentimenti nella scrittura. Ci racconta di come, un giorno, senza immaginarselo, incontra una donna e da quel precisissimo istante sa che è lei che vuole. Ci racconta di amicizie grandi, importanti, senza pretese ma con tanto cuore.
Sembra una storia già sentita, non perchè l'abbiamo letta sui libri, ma perchè qualche amico ce l'ha raccontata, perchè qualcuno di noi l'ha provata sulla sua pelle, perchè viviamo, amiamo, soffriamo, ogni giorno.
La narrazione è in prima persona, lasciata a Luca, ma si alterna tra l'oggi - in cui ci racconta del suo amore per Mary, in cui spera che lei possa diventare sua nonostante sia di un altro - e ieri - dove la "storia" con Mary nasce, viene vissuta a metà e poi scompare, nel limbo della vita.
Luca si strugge, dedica a Mary parole d'amore che annota su un quadernino rosso. E in mezzo a tutto questo amore deve, per forza di cose continuare a vivere. Quando Mary sparisce, si eclissa totalmente per una quindicina di giorni, Luca prova a conoscere altre ragazze ma non funziona, quando esce con Valeria - la sua amica di sempre - e con Franco - il suo migliore amico, tanto diverso da lui ma sempre presente - a loro non nasconde i suoi sentimenti, ma si apre senza vergogna.
A fare da filo conduttore per tutto il romanzo è una barchetta di carta, di quelle che tutti noi abbiamo costruito almeno una volta nella vita; quella barchetta che Luca custodisce gelosamente nella sua auto rappresenta il primo gesto d'amore ricevuto da bambino dalle mani di una bambina sconosciuta che lui ancora ricorda con grande tenerezza.
Tante sono le parti d'amore di questo libro ma tante sono anche le parti che fanno sorridere e le parti dolorose che toccano dentro. Un inno all'amore, alla vita, alla necessità di credere sempre nei sogni e di non adattarsi a vivere un'esistenza non propria. Un autore uomo che sa svelare il proprio lato romantico senza avere paura.
Qualche giorno fa ho guardato una diretta facebook dedicata al lancio di questo romanzo e lui ha detto che molti etichettano i suoi libri come romanzi d'amore ma a lui non piace etichettare le cose perchè chi ha necessità di farlo allora non le ha veramente capite. Ecco, io sono pienamente d'accordo con lui! Questo non è un libro che parla solo d'amore, è un libro che parla di vita. Forse lo fa in modo più romantico di altri ma solo andando oltre capirete che non è amore fine a se stesso, che non sono una sfilza di frasi messe in fila per colpire i lettori ma l'amore è un pretesto da cui partire per riflettere su tutto il resto, sulla famiglia, sull'amicizia, su grandi lutti, sul mondo del lavoro.
E quando alla fine si tirano le fila di tutto si capisce quello che, dall'inizio, avevamo davanti agli occhi, allora tutto sarà chiaro e resteremo attoniti, ammutoliti, a bocca aperta.
Un libro che consiglio a chi non ha paura dei sentimenti, a chi cerca di vivere la vita guardando sempre il bicchiere mezzo pieno, a chi nonostante le sfighe di ogni giorno lotta per non farsi sopraffare; se però sapete di non riuscire a guardare oltre le frasi d'amore - che sono tante e meravigliose -, di non avere spazio nel vostro cuore per i buoni sentimenti e per la speranza allora non leggetelo proprio questo romanzo, perchè di certo non fa per voi!

VOTO:


venerdì 9 febbraio 2018

Letture con Marina #30

Buongiorno lettori, siamo di nuovo qui con la rubrica Letture con Marina. Oggi ci parla di un libro che ci era stato gentilmente inviato dalla casa editrice Mondadori che ringrazio ancora una volta per la disponibilità. Ora vi lascio a lei ma prima vi auguro buon fine settimana.



Buongiorno navigatori dell’etere, oggi voglio dedicare questa breve recensione proprio a chi, oltre ai sentimenti ed ai rapporti interpersonali, leggendo un libro ricerca soprattutto un modo alternativo per viaggiare, conoscere la Storia ed è curioso delle altrui tradizioni e realtà socio-culturali. Nonostante si parli di espatrio, in questo caso non si riesce a pensare al problema dell’esodo che in questi ultimi anni ci ha visti coinvolti in prima linea, visti gli sbarchi sulle nostre coste. Perché…? Scopriamolo insieme!
Titolo:Cuore di Seta: la mia storia italiana made in China
Autore: Shi Yang Shi
Casa editrice: Mondadori
Genere: Narrativa
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2017

Sinossi: "Per tutto il viaggio me ne restai con la testa appoggiata al sedile. Era la prima volta che volavo, mi facevano male le orecchie, avevo un po' di nausea, e mi spaventavo ogni volta che l'aereo traballava. Nei pochi momenti che ero sveglio sbirciavo verso il finestrino alla mia sinistra e inventavo storie coi personaggi che le forme delle nuvole di volta in volta mi suggerivano. Erano nuvole di "mian hùatàng", 'cotone caramella', lo zucchero filato che spiluccavo, in Cina, fra le bancarelle dei mercatini serali. Era il marzo del 1990 e, a soli undici anni, stavo volando verso Ouzhòu, l'Europa, insieme a Marna, mia madre..." Inizia così l'avventura di Shi Yang Shi in Italia, un mondo sul quale ha spesso fantasticato ma che scoprirà fin da subito molto diverso da come lo aveva immaginato. Dopo un viaggio interminabile, infatti, il piccolo Yang, in Cina studente brillante e figlio unico adorato di genitori benestanti, si ritrova a Milano, senza il padre, costretto a dormire insieme a Marna su giacigli improvvisati nella cucina di una famiglia di conoscenti, alle prese con una lingua di cui non sa nemmeno una parola e circondato da "laowai", stranieri dagli occhi grandi e naso grosso che si assomigliano un po' tutti. Tutto per lui è nuovo e difficile, e dopo solo pochi mesi che sembrano però una vita intera, i suoi sogni di bambino si sono già accartocciati l'uno dopo l'altro di fronte alla realtà. A mano a mano che questo accade, lo strappo che la partenza da Jinàn ha prodotto nel suo giovane cuore di seta avanza, inesorabile e silenzioso. Perché la sua anima è divisa, in bilico, tra la vecchia vita in Cina e la nuova in "Yìdàlì", tra vecchie e nuove abitudini, tra la voglia di rispettare la tradizione e la famiglia e il desiderio di affermare se stesso, realizzando i suoi sogni. Come se dentro di lui germogliasse invisibilmente un seme biforcuto, che non sa se svilupparsi verso l'obbedienza o la ribellione. Nel raccontarci i tentativi fatti per raggiungere un equilibrio faticoso quanto delicato, Yang ci trasporta nel suo mondo multicolore di giovane cinese cresciuto in Italia regalandoci una storia che sa essere amara, ma anche divertente e piena di speranza.

RECENSIONE:
Il nostro protagonista, Shi Yang Shi (Shi = pietra e Yang = sole o anche positivo e maschio), nonché autore del libro, ci racconta la difficile odissea di chi, ancora bambino, lascia la propria Patria per recarsi in un Paese completamente diverso per lingua, cultura e tradizioni. Per inciso – e come sottolinea l’autore stesso, nel caso dell’emigrazione dei cinesi: “mentre gli italiani che agli inizi del Novecento emigravano in America lo facevano in gran parte per disperazione, noi cinesi adesso lo facciamo per lo più per migliorare la nostra condizione sociale”.
Ed infatti Yang emigra a 11 anni dal suo paese, Jwnan, insieme alla madre che è medico. Il padre dovrebbe raggiungerli a breve, soprattutto perché non vuole lasciare sola la madre, ma si intuisce fra le righe che, visto che non devono dire a nessuno che se ne stanno andando, sotto sotto c’à il timore che se partissero tutti e tre, forse non potrebbero lasciare la Cina. Destinazione: Italia, dato che hanno una coppia di “amici”, che Yang imparerà fin da subito a chiamare “zii”, che possono garantire sia ospitalità (seppure in un monolocale), che lavoro nella rosticceria di famiglia (scopriremo solo più tardi che la nonna paterna pagherà fior fiore di quattrini per farli alloggiare in quel squallido monolocale, dove dormiranno in due brandine sistemate in cucina).
Ma perché lasciare una comoda e grande casa in Cina, per andare a vivere in un paese così distante, senza avere la sicurezza di una vita migliore e la solidarietà che solo la rete parentale può dare? In fondo, dai racconti di Yang, la sua non è una vita tanto diversa da quella di un bambino italiano degli anni Novanta, fatte salve le diversità derivanti da tradizioni e culture diverse. Ci racconta infatti che come tutti i suoi coetanei cinesi se ne va in giro in bicicletta, è un appassionato lettore de “Viaggio in Occidente”, che è basato su un romanzo classico cinese del Cinquecento. E de Le avventure di Tintin e Milou…
L’autore stesso si premura di spiegarcelo, quando parla della vita agiata della madre, il cui padre era primario d’ospedale e che purtroppo, come migliaia di cinesi, nel periodo della Rivoluzione Culturale 1966/1976 perde tutto (fortunatamente non la vita, anche se il rischio era sempre dietro l’angolo in quel periodo). Quindi la madre, che in famiglia era soprannominata ”signorina dai mille ori”, teme che il Regime possa fare nuovamente questo tipo di repressione e che quindi il loro vivere agiati possa venire spazzato via. La motivazione del padre invece ha origini più antiche e tradizionali. Hanno un figlio unico (riforma del 1979 di Deng Xiaoping sul figlio unico), che porterà avanti il nome di famiglia. Figlio che eccelle sia nell’arte del disegno che nella matematica. Ma nonostante siano agiati, non hanno i soldi necessari per iscrivere il figlio alla scuola prestigiosa che gli può aprire la strada ad un avvenire luminoso, che lo possa far volare come un Drago possente al di sopra di tutti gli altri. Di qui la decisione di rischiare ed emigrare. Per il bene del figlio. Perché l’etica del sacrificio dei genitori per i figli è insita nella cultura cinese. Sempre Yang farà poi riferimento all’interno del libro alla differenza tra Italia e Cina nella considerazione dello studio e dell’educazione (priorità assolute in Cina), sempre raffrontate nel periodo degli anni Novanta, quando lui arriva nel nostro Bel Paese.
Altra particolarità, che riporta in auge il discorso dei clandestini dei nostri giorni: direttamente in Italia lui e sua madre non possono entrare, perché non hanno il visto. E quindi devono fare tappa a Francoforte in Germania. Fino a lì arrivano con i loro documenti regolari. Poi entrano in Italia in treno come clandestini, insieme ad un “traghettatore”.
In Cina c’è un detto: “quando lasci il tuo villaggio per emigrare, ci ritorni solo con l’abito di seta”. In altre parole: se non ce l’hai fatta, ti conviene restare dove te ne sei andato. Finisci insomma incastrato in un meccanismo. Un po’ come è successo a molti emigrati italiani in Argentina…
Per chi decide di leggere questo lieve romanzo di crescita e di emigrazione, ci sono tante piccole ed interessanti curiosità. Un esempio, il fatto che in Cina sono abituati a bere l’acqua solo dopo averla sterilizzata nel bollitore. E come da insegnamento della loro medicina l’acqua va bevuta tiepida, mai fredda. Ma non rivelerò altro, perché rovinerei il viaggio in cui ci accompagna per mano Shi Yang Shi, che dovrà affrontare anche un’altra battaglia, nella crescita e consapevolezza adulta di sé.
Romanzo piacevole che si legge come bere un bicchiere di acqua, alla maniera cinese: un po’ tiepida…
A presto,
                             

giovedì 8 febbraio 2018

BibliOmaggi #22 e nuova collaborazione


Buongiorno lettori, come state? Io corro, corro, corro e questa settimana ho dovuto, purtroppo, lasciare il blog al suo destino. Oggi però ci tenevo a pubblicare questo post in cui vi mostro il mio ultimo arrivo, frutto della nuovissima collaborazione con Fazi editore. Per prima cosa però, lasciatemi ringraziare questa prestigiosa casa editrice che, attraverso il suo ufficio stampa, mi ha proposto questo nuova collaborazione. Capirete che quando è la casa editrice a cercare te e non il contrario il tutto assume un altro valore, se poi è una casa editrice di questo livello allora l'emozione non può che essere alle stelle!!!
Cosa cambierà per voi? Assolutamente nulla in fatto di onestà di pensiero perchè quando intraprendo un nuovo progetto come questo, la prima cosa che sottolineo con la persona con cui ho i contatti è la mia correttezza nei vostri riguardi, quindi quando dovrò elogiare elogerò, quando dovrò bocciare boccerò. Cambierà invece tanto a livello di libri recensiti perchè da questo momento avrò la possibilità di leggere e recensire in anteprima o a pochi giorni dall'uscita un maggior numero di romanzi Fazi che, come sapete, è una casa editrice molto prestigiosa.  Quindi la smetto di chiacchierare e vi mostro il nuovo libro arrivatomi - che oltretutto esce oggi - e che io ho già cominciato a leggere.

Eccolo:
  • Quello che rimane di Paula Fox, edito da Fazi, 206 pagine. Data pubblicazione:  08 febbraio 2018.
    Dopo quindici anni, oggi torna finalmente in libreria un clamoroso caso editoriale, considerato uno dei capolavori assoluti della narrativa americana degli ultimi decenni. Inutile dire che non ho avuto dubbi sulla volontà di leggere questo libro, che non avevo mai letto in precedenza.
Sinossi: New York, fine anni Sessanta. Otto e Sophie Bentwood sono una tranquilla coppia di mezza età, senza figli e senza più molto da dirsi. Nulla sembra poter scalfire la loro serenità borghese finché, un pomeriggio, l’innocua visita di un gatto randagio increspa le tranquille acque della loro vita.
Contrariamente al parere del marito, Sophie dà del latte al gatto, che la morde procurandole una leggera ferita. Quest’incidente innesca una reazione a catena: nell’arco di un weekend, nel quale si concentrano un tragicomico party, un litigio di Otto con il suo socio e la degenerazione della ferita di Sophie, i coniugi saranno costretti a rimettere in discussione non solo il matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza. Quello che rimane riesce a sorprendere il lettore pagina dopo pagina e a catturarlo in uno straordinario meccanismo letterario. Del romanzo fu realizzata negli Usa una versione cinematografica dal titolo Desperate characters diretta da Frank D. Gilroy con Shirley McLaine.

Una cover meravigliosa, una trama che intriga! E voi, cosa ne pensate? Lo leggerete o, magari, lo avete già letto?