lunedì 25 settembre 2017

Coming soon #24 - L'amore mi chiede di te di Lucrezia Scali

Buongiorno, come state? Qui tutto procede, un po' a rilento ma procede. Sono qui per parlarvi di un libro di prossima uscita, scritto da un'autrice che è anche un'amica e una blogger. Si tratta di  Lucrezia Scali che per la casa editrice Newton Compton pubblicherà il suo terzo romanzo L'amore mi chiede di te. Pronti a saperne di più? Allora continuate a leggere...
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Titolo: L'amore mi chiede di te
Autore: Lucrezia Scali
Genere:
Romance
Pagine: 320
Costo: ebook 4.99 €
Pubblicazione: 19 ottobre 2017 - Newton Compton

Descrizione: Roccamonte è una cittadina dove non succede mai molto. Fa notizia persino l’apertura di una strana tisaneria: a gestirla è Selva, una ragazza che arriva da fuori, che sin da piccola è stata considerata un po’ strana, poco incline a giocare con le bambole a differenza delle sue coetanee. Selva, però, ha un dono particolare: è brava ad aiutare chi è in difficoltà. Per ogni problema, ha pronto un rimedio a base di erbe. Enea è il sindaco di Roccamonte: disponibilissimo con i concittadini, gentile e cordiale. Eppure assolutamente restio alle relazioni sentimentali, a maggior ragione con Selva, con la quale non sembra avere proprio nulla in comune. Ma nonostante si ripeta che deve starle lontano, Enea non può negare, almeno a se stesso, di esserne attratto. Quando finalmente tra i due sta per nascere qualcosa ed Enea pare deciso a lasciarsi un po’ andare, in paese arriva la donna con cui ha avuto una storia. E che gli ha spezzato il cuore.
 

Lucrezia Scali è nata a Moncalieri nel 1986 e qualche anno più tardi si è trasferita a Torino. Te lo dico sottovoce, suo romanzo d’esordio inizialmente autopubblicato, rimasto nella classifica dei libri digitali per oltre tre mesi, è stato pubblicato dalla Newton Compton con un notevole successo e sarà presto tradotto in Germania. La Newton Compton ha pubblicato anche La distanza tra me e te e, in versione ebook, Come ci frega l’amore.


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Una trama che mi attira, soprattutto per quella "strana" tisaneria e per i nomi particolari dei personaggi. Che ne dite? Vi ispira? Lo leggerete? Io per il momento faccio un enorme in bocca al lupo a Lucrezia e le auguro un grande successo!


sabato 23 settembre 2017

Leggendo SerialMente - Gruppo di Lettura #4 - La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard


Buongiorno lettori, eccoci giunti al termine, ovvero questo sarà l'ultimo Gruppo di lettura seriale, almeno per quanto riguarda il 2017! Come vi abbiamo anticipato ieri, all'interno del post relativo alla sfida di lettura, abbiamo deciso di finire con il botto: La saga dei Cazalet ci aspetta. Parliamo chiaro, il tempo è tiranno per molti, le uscite allettanti moltissime, così, se non si comincia a leggere una saga dal momento della pubblicazione, è difficile riuscire a stare al passo, perché i libri si accumulano e le possibilità scemano. Quante volte vi siete detti: "non ce la farò mai!! sono troppi libri e io sono indietro!". Ecco, noi volevamo leggere questi romanzi da tempo, ma non siamo mai riuscite ad incastrarli, così questa è la nostra occasione. Come ben saprete è uscito il quinto, ma noi non lo leggeremo insieme, direi che quattro in tre mesi sono già una bella sfida. Chi vorrà leggere comunque il quinto lo potrà fare e se partecipa anche alla nostra challenge...avrà punti in più. MA veniamo alla suddivisone delle parti. Occhio che questa è tosta!
 
23 settembre 2017 - oggi - : sui nostri due blog vi presentiamo l'intero GDL e dovrete cominciare a leggere il primo libro "Gli anni della leggerezza" fino a pag. 266, ovvero tutta la prima parte. 

GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA

30 settembre 2017 - Desperate Bookswife: discuteremo la parte che avrete letto, ovvero da pag. 0 a pag. 266 (ovvero tutta la parte prima).
10 ottobre 2017 - Un libro per amico: commenteremo insieme da pag. 269 a pag. 604 (ovvero fino alla fine del libro).
 
 
 
 
 
IL TEMPO DELL'ATTESA

20 ottobre 2017 - Desperate Bookswife: commento da pag. 0 a pag. 288, (fino a "La famiglia autunno - inverno 1949" escluso).
30 ottobre 2017 - Un libro per amico: commenteremo insieme da pag. 289 a pag. 638 (ovvero fino alla fine del libro).

 
 
 
 
CONFUSIONE

10 novembre 2017 - Desperate Bookswife: commento da pag. 0 a pag. 318, (ovvero parte prima + seconda).
20 novembre 2017 - Un libro per amico: commenteremo insieme da pag. 321 a pag. 526 (ovvero fino alla fine del libro). 
 
 
 
 
 
ALLONTANARSI

30 novembre 2017 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag 13 a pag 278 ( prima parte)
10 dicembre 2017 - Un libro per amico: commenteremo insieme da pag. 281 a pag. 501 (seconda + terza parte).
20 dicembre 2017 - Desperate Bookswife: commento da pag 505 fino a pag. 669 ( fino alla fine del romanzo).
 
 
 
 
 
PICCOLE PRECISAZIONI PER PARTECIPARE

1- commentare questo post su uno dei due blog organizzatori scrivendo "partecipo" seguito dalla vostra e-mail (saremo il vostro promemoria personale per ben tre mesi, che fortuna eh?).

2- Ricordiamo a chi partecipa anche alla nostra Challenge "Leggendo Serialmente" il GDL varrà ben 5 punti in più.
Chi commenterà tutte le tappe di un solo libro otterrà 1 punto, chi commenterà tutte le tappe relative a due libri otterrà 2 punti, chi tutte le tappe relative a tre libri 3 punti. Questa volta avrete tempo fino alla fine del libro per commentare le tappe. Esempio: Gli anni della leggerezza - entro il 10 ottobre avrete tempo di commentare le due tappe. Non oltre perché poi si parte con il libro successivo.

3- Questo Gruppo di Lettura è un evento indipendente, può essere abbinato alla Sfida sopra citata, ma può partecipare chiunque, quindi state tranquilli!

4 - Se avete voglia di unirvi come lettori fissi ai nostri due blog non ci offendiamo, ma non vi obblighiamo a farlo. Sì, siamo sempre noi: Desperate Bookswife e Un libro per amico.

Speriamo vivamente che abbiate voglia di seguirci anche questa volta, per la "fatica" finale! Noi non stiamo più nella pelle! Vi aspettiamo, fatecivi vedere il vostro coraggio :-)

A presto, Baba e Dany

venerdì 22 settembre 2017

Letture con Marina #21

Buongiorno lettori! Eccoci ad un nuovo appuntamento con Marina e con la sua rubrica Letture con Marina. Oggi un post particolarissimo in cui ci racconta la sua esperienza a Pordenonelegge 2017 in cui ha potuto incontrare ed anche intervistare Jennifer Niven, un'autrice che mi riprometto di leggere da molto tempo e che spero di riuscire ad infilare a breve tra una lettura e l'altra.

 
Metti un’autrice americana che con il suo romanzo ti sorprende per la profondità degli argomenti trattati, che sono parte della SUA STORIA, ma che diventano anche parte di te nel momento in cui sfogli le pagine del suo vissuto…
Festival letterario PORDENONELEGGE 2017
VENERDI’ 15 SETTEMPRE 2017 – c/o la SALA GIUNTA della Camera di Commercio  di Pordenone –
L’autrice americana JENNIFER NIVEN presenta il suo ultimo romanzo: L’Universo nei tuoi occhi / Holding up the universe – trad.: S. Mambrini - De Agostini 2017 –
Jennifer Niven arriva a Pordenone con una giornata di ritardo, scompaginando gli impegni dei giornalisti e delle book-bloggers presenti in sala stampa. Ma non appena l’autrice arriva, un raggio di sole illumina la giornata altrimenti grigia e piovosa ed il suo sorriso dolce e la fisionomia tipicamente statunitense fanno desiderare a tutti di poter prolungare quello che sarà un breve incontro per delle ore…

Dopo una piccola presentazione da parte dell’addetta di PordenoneLegge, Jennifer Niven racconta brevemente alla stampa presente a PordenoneLegge il suo nuovo romanzo: L’Universo nei tuoi occhi.

 
Ho deciso di scrivere questa storia perché mi era capitato di parlare con mio cugino, che allora aveva 15 anni e soffriva di prosopagnosia, praticamente si tratta dell’incapacità di riconoscere i volti, situazione in cui tutti appaiono sempre come degli estranei. E Jack infatti, il personaggio principale del mio romanzo, soffre di questa stessa patologia. E quindi non riesce a riconoscere i volti delle persone che incontra e nemmeno quella di se stesso allo specchio. Chiesi quindi a mio cugino come facesse a riconoscere i volti delle persone che amava. E lui mi disse: mi concentro sulle cose importanti, ad esempio quante lentiggini hanno in faccia oppure se sono gentili con me. Ed io ho pensato che fosse veramente un modo incredibile di vedere le altre persone. Noi tutti dovremmo cercare di vedere le altre persone in base alle loro caratteristiche peculiari ed è per questo che ho voluto fortemente scrivere questo romanzo che riguarda proprio il vedere e l’essere visti per chi siamo veramente.

Domanda del moderatore: nel suo libro i due ragazzi protagonisti, Jack e Libby, entrano in conflitto perché inizialmente Jack prende di mira questa ragazza che è molto in sovrappeso, sfogando in qualche modo il suo dolore e la sua frustrazione su di lei. Però ho come l’impressione che non ci sia assolutamente nessun giudizio nel racconto che lei fa. Poi proseguendo nella lettura c’è quasi un’evoluzione verso una storia d’amore tra i due ragazzi. Ma vorrei fosse lei a raccontarci di più in merito…                             
Jennifer Niven: Io sapevo fin dall’inizio come sarebbe avvenuto l’incontro tra Jack e Libby. Sapevo che il primo incontro sarebbe stato piuttosto sconcertante, anche offensivo per la protagonista femminile. Il mio obiettivo per quel che riguarda Jack – ed anche una sfida se vogliamo – era rendere questo personaggio piacevole nonostante tutto e fare in modo che i lettori, al di là della cosa orribile che lui aveva fatto nei confronti di Libby, non si arrendessero, non rinunciassero, non cancellassero da subito questo personaggio. Infatti dovevano capire assolutamente che anche lui aveva alle spalle una storia di dolore, di sofferenza e di paura. Molto spesso nei casi di bullismo è proprio la persona che esercita questo potere negativo ad avere paura e ad essere una persona profondamente insicura. Io desideravo che i lettori si affezionassero a Jack, pur essendo questo un personaggio “fallato”, che ha sicuramente dei difetti. Poi accade questa scena ripugnante perpetrata da Jack ai danni di Libby, che la scuola gestisce in maniera molto seria e decisa, peraltro. Ma Libby, non conoscendo i vissuto di Jack, non lo perdona subito. Ho voluto introdurre proprio così la loro storia perché molto spesso nella letteratura per “giovani adulti” si verifica spesso quello che viene definito “ instant love / amore istantaneo – e vissero da subito tutti felici e contenti”, mentre io volevo fosse un percorso più sofferto, ma anche gentile e delicato allo stesso tempo. 
Il Giornale di Brescia: Lei fa delle ricerche su questo mondo giovanile in continua trasformazione per scrivere i suoi romanzi? Altra cosa: questa disabilità di Jack è una malattia vera e propria?

Jennifer Niven: innanzitutto la ringrazio per avermi definita giovane autrice, perché in effetti io dentro mi sento giovanissima, quasi come se avessi ancora 15 anni. Il sentirmi molto giovane si rivela molto utile per il lavoro che svolgo, cioè scrivere per i così detti giovani adulti. Volevo anche aggiungere che i giovani lettori in realtà sono tutti uguali, cioè provano dei sentimenti che proviamo anche noi, che sono universali. Non hanno spesso a che vedere con l’età od il luogo del mondo in cui ci si ritrova a nascere e a vivere. E questi sono sentimenti che si possono definire come desiderio di appartenenza, di contare qualcosa per qualcuno, di sentirsi ascoltati e di essere visti realmente per chi si è. Questo è ciò che io intendo per sentimenti universali che noi tutti condividiamo ma che probabilmente i teenagers sentono in una maniera amplificata. Per quanto concerne la prosopagnosia, è una patologia neurologica. Nel cervello c’è una piccola parte adibita al riconoscimento dei volti delle altre persone. Si può nascere con un danno a questa parte del cervello oppure la si può contrarre in seguito ad una malattia o ad un trauma cranico. 
Marina del Blog Un Libro per Amico: io volevo chiedere, dato che l’ha già accennato: è questo il motivo per cui prende questa fascia particolare di età per rendere protagoniste le persone all’interno delle sue storie? E poi volevo chiedere se a suo parere il mondo della scuola – visto che parliamo di adolescenti che passano la maggior parte delle loro ore all’interno della scuola – può essere uno specchio della società giovanile in America.                                 

Jennifer Niven: Io ho iniziato a scrivere per i giovani con il romanzo: “Raccontami di un giorno perfetto”. Prima mi ero dedicata più alla saggistica che non alla narrativa per adulti. Però avevo sempre letto con molto piacere la letteratura per giovani adulti. Ed ho iniziato a scrivere questo genere letterario proprio perché ritengo che questo tipo di letteratura dedicato ai giovani sia solitamente molto coraggioso, molto audace ed anche necessario. E anch’io volevo far parte di questo filone. E poi avevo anche una vicenda autobiografica che mi interessava e che desideravo sviscerare. Cioè un ragazzo a cui avevo voluto molto bene intorno ai vent’anni e che avevo perso perché si sera suicidato. Però sono dovuti passare diversi anni prima che io potessi avere il distacco necessario per poterne parlare e per questo ho scelto i personaggi più giovani di me allora - ho ambientato la loro vicenda nella scuola superiore – proprio per avere questa distanza dal mio vissuto autobiografico e anche per poter portare l’attenzione, puntare i riflettori su un fenomeno dilagante che è quello del suicidio giovanile. Io ovviamente all’inizio non ero riuscita a parlare di quello che era successo, ma poi con il passare degli anni ho pensato che potesse essere d’aiuto per i ragazzini, per i giovani che vivono questo periodo della vita che può essere anche doloroso. Per quel che riguarda la scuola direi che sì, almeno negli Stati Uniti è in un certo senso lo specchio della Società perché anche dopo molti anni che si sono finite le scuole noi continuiamo a portarci dietro dei ricordi molto pesanti di quell’ambito. Spesso poi le dinamiche che ci sono in questo periodo della ns vita sono simili a quelle che riscontriamo da adulti. Ritengo quel periodo sia una sorta di palestra utile anche se alle volte dolorosa per la vita che andremo a vivere. 
Giornalista: Dal suo primo romanzo “Raccontami di un giorno perfetto”, stavano realizzando un film. Si sa qualcosa di più?, ce ne può parlare? E ci può dire quanto successo hanno avuto i suoi libri al di fuori dell’America? Perché per esempio in Italia lei è un’autrice amatissima.

Jennifer Niven: In questo momento sto scrivendo la sceneggiatura e le riprese dovrebbero iniziare a Gennaio 2018 e ovviamente sono molto entusiasta di questo nuovo progetto. Non abbiamo ancora scritturato l’attore per la parte di Theodore Finch, proprio perché vogliono trovare un ragazzo dell’età giusta e siccome a questa età i ragazzi cambiano dal giorno alla notte, crescono rapidamente, cambiano voce, etc..., vogliono scegliere l’attore poco prima dell’inizio delle riprese e quindi sarà il mese prossimo se non addirittura più avanti. Ovviamente è un periodo molto entusiasmante: continuo a rivedere il copione – è sicuramente un processo continuo. Volevo poi ringraziarla per il commento che ha fatto riguardo al fatto che sono apprezzata in Italia. Io sono molto grata ai lettori del vostro Paese e devo dire che negli ultimi anni tre anni e mezzo questo libro, Raccontami di un giorno perfetto, mi ha permesso di viaggiare un po’ in tutto il mondo e di conoscere i miei lettori e di raggiungere il successo internazionale soprattutto in Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia, Filippine, Germania e Scandinavia (in particolare in Olanda). E’ stato veramente un successo travolgente, devo dire - ed ha sicuramente cambiato la mia vita sotto molti punti di vista.

Lea del Blog Due lettrici quasi perfette: sono onorata di poterle fare una domanda perché mentre leggevo i suoi libri non pensavo di riuscire ad incontrarla. Sono bibliotecaria e incontro spesso giovani lettori e cerco sempre di adottare delle tattiche per cui metto avanti i suoi libri o i libri di altre autrici tipo Raimbow Rowell e nascondo altri che non mi piacciono (non posso naturalmente fare nomi), perché ritengo sia importante che i giovani lettori crescano con dei bei libri. Io non distinguo nemmeno letteratura per ragazzi da quella per adulti. Ci sono buoni libri e libri meno buoni. Però volevo chiederle, relativamente al suo ultimo romanzo. Non riesco a capacitarmi come madre, che un ragazzino già a 6 anni, soffrendo di un disturbo di questo tipo, possa non confessarlo ai genitori. Agli amici magari sì. Ma come è possibile che viva per 10 anni nascondendo a tutti una cosa così dolorosa ed importante.

Jennifer Niven: innanzitutto volevo ringraziarla per il lavoro che svolge, ritengo infatti che il compito dei bibliotecari comporti una grande responsabilità, perché hanno l’onere di mettere il mondo nelle mani dei lettori. Per quanto riguarda la scoperta da parte di Jack della malattia di cui soffre, è stato un processo veramente molto molto lento. E’ vero che fa considerazioni sull’episodio di quando aveva sei anni di età, però è un ricordo vago che lui ha e sul quale riflette in realtà quando è più adulto ed inizia ad avere solo dei segnali in quel preciso momento, non compare all’improvviso la malattia. E lo capisce veramente solo quando noi lettori lo incontriamo: è in quel momento che lui ha realizzato quello che gli sta capitando. In effetti la prosopagnosia è una patologia non così rara come si sarebbe portati a pensare: solo che alcune persone che ne sono affette se ne rendono conto solo in età adulta, intorno ai 40 anni – di vedere le persone in maniera diversa da quanto accade alla maggioranza delle altre persone. Io ho uno zio di 66 anni, ad esempio, a cui questa malattia è stata diagnosticata chiaramente solo 30 anni fa. Lui pensava fosse normale “vedere” le persone così, non sapendo come normalmente gli altri vedono le persone. Rimaneva solo sorpreso quando magari io o mia cugina entravamo in una stanza ed iniziavamo a parlare con persone che lui non conosceva e che però noi evidentemente conoscevamo. Per lui è sempre stata la normalità, questa situazione. Inoltre soffriva di depressione e quindi ascriveva questa sua incapacità alla depressione. Spesso non si è consapevoli di soffrire di questo tipo di malattia. E Brad Duchaine, esperto mondiale di questa malattia e che io cito anche nel libro, dice che ci sono diversi gradi in cui la si può contrarre: alcuni ce l’hanno in forma leggera, senza saperlo perché magari non sanno nemmeno dare un nome a questo loro modo di essere e spesso si pongono delle domande: ma che cosa c’è che non va in me, sono una persona orribile, non mi interesso agli altri, oppure sono solo smemorato. Jack, il nostro protagonista, in effetti lo scopre piuttosto presto rispetto alla media generale perché tante persone come detto o non se ne accorgono oppure nascondono questa loro incapacità proprio perché si vergognano.
Book-blogger: perché portare il blog di Violet nella realtà, dato che al momento dell’incidente di Eleanor poi non viene più portato avanti… Lei segue ancora il Germ (web magazine), dato che ho visto che viene aggiornato molto spesso.

Jennifer Niven: quando ho scritto Raccontami di un giorno perfetto mi era venuta l’idea di creare questo tipo di siti. Come sappiamo nel libro c’è questo sito: Eleanor&Violet.com, che però si ferma subito dopo l’incidente in cui Eleonor perde la vita e nel libro l’ultimo post che viene postato coincide proprio al giorno della morte. E noi abbiamo voluto creare veramente questo sito, il cui ultimo post rispecchia effettivamente quanto c’è nel libro. E quindi non verrà più aggiornato. Mentre invece il web magazine esiste da 4 anni proprio perché mi era venuta l’idea di creare un sito per dei teenagers e gestito da teenagers e che avrebbero dovuto sentirsi parte di una community per discutere dei propri problemi, per leggere degli articoli che potessero essere pertinenti, insomma una sorta di diario mezzo life-style e mezzo letterario. All’inizio io ero molto più coinvolta e intervenivo anche giornalmente, mentre ora mi avvalgo dell’aiuto di due bravissime redattrici, Brianna che faceva in precedenza Violet e Shelby che impersonava Eleanor – e che adesso si occupano di Germ e che sono tanto brave quanto oramai indipendenti. Si occupano di revisionare tutti i testi, di ingaggiare il personale se serve… Io ci passo di tanto in tanto e sono molto fiera ed orgogliosa perché ci sono tanti lettori sia dei miei libri che non, felici di far parte di questa community. 

Il Giornale di Brescia: direi che ha penalizzato parecchio la protagonista di questo suo ultimo libro, Libby. Ha molti problemi, è obesa, diversamente dalla solite protagoniste che sono snelle e bellissime. E’ anche un richiamo al sociale, al problema dell’obesità che soprattutto in America è molto sentito?
Jennifer Niven: mi era capitato spesso di parlare con giovani lettori e anche con i loro familiari, che mi raccontavano come non si sentissero affatto rappresentati dalla letteratura. Proprio perché non rappresentavano l’immagine tipica dell’eroina o dell’eroe di questo tipo di racconti e romanzi. Magari erano un po’ più in carne o con altri difetti fisici. E quindi con questo mio romanzo desideravo che anche questa parte consistente di lettori si ritrovasse, si riconoscesse nelle mie pagine, perché è molto importante rappresentare la diversità dell’aspetto dei giovani. Soprattutto le ragazzine hanno spesso diversi problemi legati a come appaiono, alla loro fisicità, etc… E quindi volevo che ricevessero questo messaggio: che devono sentirsi belle sempre. Per questo ho scritto L’Universo nei tuoi occhi, perché la mia idea è che tutti si devono sentire voluti ed amati – sempre. 
Marina del Blog Un Libro per Amico: mi pare di capire – in entrambi i romanzi – che sia la sua esperienza personale che le dà il là per scrivere una storia. E’ realmente così? 
Jennifer Niven: fino al momento in cui ho scritto Raccontami di un giorno perfetto, io avevo sparpagliato dei pezzi di me nelle mie opere precedenti, ma non mi ero mai rivelata apertamente. In effetti una delle critiche che mi veniva mossa durante i miei studi di sceneggiatura era proprio questa; i miei colleghi mi dicevano: “tu non ti riveli mai apertamente, sei troppo riservata, ti tieni troppo dentro le cose”. Però quando è uscito questo romanzo, ho dimostrato soprattutto a me stessa che posso farlo, che posso veramente mettere tutta me stessa in un romanzo, perché è una storia veramente personale quella che io racconto. Parte da quell’evento tragico della mia vita, di questo ragazzo che ho perso ed era una cosa di cui non mi sentivo in grado di parlare, figuriamoci poi scriverne! E invece l’ho fatto e quando ho pubblicato il libro mi sono resa conto che gli adolescenti, i giovani sono affamati ed hanno bisogno di queste storie e quindi ho ripetuto l’esperienza con il secondo romanzo, che ancora attinge ad esperienze personali della mia vita. Ogni tanto ritengo che ci sia la tentazione di scrivere qualcosa di più dolce o di filtrare tutto con degli occhiali rosa… Poi però succede qualcosa e… mi trovavo ad un evento letterario in Texas ed un giovane lettore si è alzato e mi ha detto: “mi promette che continuerà a scrivere questo tipo di storie oneste e coraggiose che hanno per protagonisti ragazzi come me”? E quindi di fronte ad una richiesta di questo genere, non posso più fermarmi o cambiare registro.
Ultima domanda di una book-blogger: Ha già qualcosa d’altro in cantiere? Saranno storie con problemi legati al mondo giovanile?
Jennifer Niven: forse potrei tornare alla fiction per adulti, però dovrei trovare un soggetto che mi attiri. Ma credo che resterò ancora nel mondo della letteratura per giovani adulti perché il mio cuore è proprio lì. Al momento sto lavorando a due progetti. Uno è un altro romanzo, sempre dedicato al mondo giovanile e poi proprio quest’anno ho venduto un mio libro alla Random House e collaborerò con un altro scrittore, di cui però non posso ancora rivelare il nome (perché deve essere dato a breve l’annuncio ufficiale), per un altro romanzo per giovani adulti. 

Un incontro denso, perché Jennifer Niven ci ha messo a parte di momenti intensi della sua vita, che ha cercato di trasferire nei suoi romanzi perché i giovani – e perché no?, anche gli adulti non più young – li leggano e possano essere spunto di riflessione e confronti. Affinchè ciascuno impari il rispetto per gli altri e per se stesso innanzitutto. Ma sarebbe riduttivo ritenere il suo romanzo utile solo per riflessioni e confronti. E’ un romanzo che mi sento di consigliare perché è interessante di per se stesso ed emoziona, al di là di tutte le altre considerazioni fatte poc’anzi. Un sentito ringraziamento all’interprete, la Sig.ra Chiara, che ha tradotto quanto diceva l’autrice in modo perfetto, senza sbavature o tagli. E un senso di soddisfazione e gioia per aver potuto conoscere, seppur per un fuggevole momento, questa autrice giovanile, che per un’ora ci ha fatto scordare quanto può essere brutto e duro il mondo, andando sempre alla ricerca di ciò che lo fa degno di essere vissuto. E per la meravigliosa e “personalissima” dedica, che con gioia condivido con voi. 
A presto,
                             

venerdì 15 settembre 2017

Recensione #208 - Sei come sei di Melania G. Mazzucco

Buongiorno lettori, come va? Dai che è venerdì!!! Io avrò un weekend importante, una delle mie migliori amiche di sempre si sposa ed io sarò la sua testimone quindi sono molto emozionata! Conoscendomi piangerò più della sposa ahahahahahaha. Voi invece cosa farete di bello?
Ma torniamo al blog. Oggi torno con una recensione, quella del libro Sei come sei di Melania G. Mazzucco, edito da Einaudi, 235 pagine. Se mi seguite sapete che ho conosciuto questa autrice quest'anno con il libro Il bassotto e la regina che mi ha totalmente stregata; poi ho letto Sei come sei che invece non mi aveva per niente convinta. Questa nuova lettura doveva essere l'ago della bilancia per farmi capire se questa autrice poteva diventare una delle mie preferite o se invece mi aveva solo illusa. Siete curiosi di saperlo? Leggete il mio pensiero.

Sinossi: Sul treno per Roma c'è una ragazzina. Sola e in fuga, dopo un violento litigio con i compagni di classe. Fiera e orgogliosa, Eva legge tanti libri e ha il dono di saper raccontare storie: ha appena undici anni, ma già conosce il dolore e l'abbandono. Giose è stato una meteora della musica punk-rock degli anni Ottanta, poi si è innamorato di Christian, giovane professore di latino: Eva è la loro figlia. Padre esuberante e affettuoso, ha rinunciato a cantare per starle accanto, ma la morte improvvisa di Christian ha mandato in frantumi la loro famiglia. Giose non è stato ritenuto un tutore adeguato, e si è rintanato in un casale sugli Appennini. Eva è stata affidata allo zio e si è trasferita a Milano. Non si vedono da tempo. Non hanno mai smesso di cercarsi. Con Giose, Eva risalirà l'Italia in un viaggio nel quale scoprirà molto su se stessa, sui suoi due padri, sui sentimenti che uniscono le persone al di là dei ruoli e delle leggi, e sulla storia meravigliosa cui deve la vita. Drammatico e divertente, veloce come un romanzo d'avventura, "Sei come sei" narra con grazia, commozione e tenerezza l'amore tra un padre e una figlia, diversi da tutti e a tutti uguali, in cui ciascuno di noi potrà riconoscersi.

Eva ha undici anni ed ha due padri; o meglio ce li aveva, finchè Christian - quello che dei due ha materialmente donato il seme per la sua nascita - non è morto in un incidente stradale.
Quando noi la conosciamo, all'inizio della storia, lui se ne è andato già da un po' e con l'altro padre - Giose - non ha contatti. Giose non è il padre biologico di Eva - quindi non ha nessuno diritto nei suoi confronti - ed alla morte del suo compagno un giudice ha stabilito che lui non ha una vita abbastanza stabile per crescere una bambina. Eva abita a Milano con gli zii dal momento della sentenza, e Giose si è rifugiato in una casa tra gli Appennini per affogare nel suo dolore. Ha perso il compagno della vita e nello stesso tempo ha perso la figlia, quella figlia che tanto hanno desiderato e per la quale hanno compiuto viaggi di giorni verso l'Armenia, più e più volte, nella speranza che un seme attecchisse in un ovulo di una madre surrogata.
Eva non può dimenticare Giose - nonostante tutti credono stia accadendo il contrario - e Giose non può rassegnarsi a vivere senza di lei. Nessuno ha capito che una figlia non può dimenticare un padre  e un padre non può dimenticare una figlia. Nessuno ha compreso il vuoto che si è aggiunto alla loro vita quando li hanno divisi, come se già non fosse bastato il vuoto lasciato dalla morte di Christian.
Per Eva avere due padri è sempre stato normale, per il mondo intorno a lei un po' meno. Ostacolata dagli zii nel rapporto con Giose, bullizzata a scuola per aver confidato ad un compagno la verità sulla sua nascita, Eva compie un gesto involontario quanto brutale che la porta poi a scappare, alla ricerca di quel padre lontano, alla ricerca di una identità in cui non si riconosce più.
E il viaggio di Eva è un po' anche il nostro; con lei prendiamo quel treno che la porta a Roma e insieme a lei prendiamo il pullman che arrampicandosi sugli Appennini durante una bufera di neve la ricongiungerà a suo padre, il suo amore, la sua ragione di vita. Perchè non basta essere allontanati da una persona per dimenticarla, non basta non vederla e non sentirla per far diminuire un amore profondo e incondizionato perchè restano i ricordi e quelli di Eva sono quelli di un'infanzia felice, insieme ai suoi due papà. Una situazione non canonica forse, ma felice. E mica quello che conta è la felicità?
Ma il viaggio che l'autrice ci fa fare non è solo quello della ragazza, ma anche quello di Giose; un padre che non si è mai rassegnato a vivere senza quella che - a discapito di quello che dice la genetica - lui ritiene carne della sua carne, sangue del suo sangue. E quando lui e la figlia si ritrovano tutto torna ad avere un senso, il cerchio si chiude.
Quello dell'autrice è un viaggio fisico attraverso un'Italia che si trasforma man mano che ci si inoltra verso il centro e verso le montagne ma è anche un viaggio nell'animo umano, quello di una ragazzina che inizia ad avere la consapevolezza del mondo, che non ha paura di sfidare la notte e il freddo pur di ritrovare suo padre e capire. È un viaggio attraverso l'adolescenza, quella che porta a volte a sbagliare, a compiere azioni dettate dalla stupidità del momento, dal coinvolgimento e dalla necessità - perchè spesso diventa una necessità - di far parte di un gruppo. Ma è anche un viaggio nel mondo della fecondazione, della genitorialità in una coppia dello stesso sesso, della profondità dei sentimenti e della lotta per poterli vivere in modo aperto e genuino.
Lo stile è quello che avevo conosciuto ed adorato nel libro "Il bassotto e la regina" - recensione qui - uno stile capace di travolgere il lettore attraverso i sentimenti, portando a vivere la storia in prima persona quasi come se ogni personaggio vivesse un pochino dentro di noi.
La storia coinvolge, è dolce ma allo stesso tempo molto dolorosa; fa tenerezza ma spesso provoca rabbia e impotenza; insomma, una moltitudine di sensazioni contrastanti capaci di toccare nel profondo.
Un libro che consiglio senza riserve e che mi conferma che di questa autrice devo recuperare tutto perchè entra ufficilmente di diritto tra le mie autrici italiane preferite, nonostante lo scivolone avuto con "Un giorno perfetto" - recensione qui - che proprio non mi aveva convinto.


VOTO: 


mercoledì 13 settembre 2017

Recensione #207 - Still Alice di Lisa Genova

Buongiorno carissimi. Come state? Io arranco...
Sono ritornata dalle ferie particolarmente svogliata e "imbruttita" non solo nei riguardi del blog e della lettura - ahimè è tre giorni che non apro un libro - ma anche del lavoro e della situazione in generale. Settembre è sempre un periodo in cui si fa un po' il punto della situazione ed il mio punto della situazione in generale non è che mi piaccia molto, ma passerà. Scusatemi solo se magari sparisco per giorni.
Oggi sono qui per lasciarvi la recensione di uno dei libri che ho letto al mare e che attendeva ormai da troppo tempo sulle mensole del soggiorno. Si tratta di Steel Alice, di Lisa Genova, edito da Piemme, 304 pagine.

Sinossi: C’è una cosa su cui Alice Howland ha sempre contato: la propria mente. E infatti oggi, a quasi cinquant’anni, è una scienziata di successo, invitata a convegni in tutto il mondo, che ha studiato per anni il cervello umano in tutto il suo mistero.
Per questo, quando a una importantissima conferenza, mentre parla davanti a un pubblico internazionale di studiosi come lei, Alice perde una parola – una parola semplice, di cui conosce benissimo il significato – e non riesce più a ritrovarla nel magazzino apparentemente infinito della sua memoria, sa che qualcosa non va. E che nella sua testa sta succedendo qualcosa che nemmeno lei può capire. O fermare. La diagnosi, inimmaginabile fino a un momento prima, è di Alzheimer precoce.
Da allora, Alice, perderà molte altre parole. Perderà pian piano i nomi – per primi, quelli delle persone che ama, suo marito, i tre figli ormai adulti. Perderà i ricordi, ciò che ha studiato, ciò che ha fatto di lei la persona che è. In questo viaggio terribile la accompagnerà la sua famiglia: il cui compito straziante sarà di starle vicino, di gioire con lei dei rari momenti, luminosi e fugaci, in cui Alice torna a essere Alice. E, soprattutto, di imparare ad amarla in un altro modo.

Quarantanove anni ed una diagnosi che condanna: morbo di Alzheimer in forma precoce. 
È questo che Alice si ritrova, da un giorno all'altro, a dover combattere; non un tumore contro cui cercade di sfoderare tutta la sua forza e contro cui provare a lottare ma un morbo per cui non esiste assolutamente una cura e che, in pochissimo tempo, la porterà ad essere una persona incapace di curare se stessa, di riconoscere i propri cari e di vivere secondo la sua età.
Alice è una ricercatrice e professoressa universitaria ad Harvard; studia il cervello umano da sempre e crede di conoscerne tutte le più profonde sfaccettature ma dovrà fare i conti con qualcosa contro cui il suo cervello non può far altro che arrendersi.
Alice è una donna impegnata, realizzata nel lavoro e nella famiglia e crede di avere tutta una vita davanti quando improvvisamente inizia a "perdere" le parole, anche le più semplici; inizia a non ricordare una scaletta di lavoro su cui ha lavorato per ore fino a pochi minuti prima; inizia a ritrovarsi per strada, lungo il tragitto che per anni percorre correndo, senza sapere assolutamente dove si trovi.
Quando pensiamo all'Alzheimer siamo tutti tendenzialmente portati ad immaginare persone anziane che, a causa anche dell'età, si perdono in un mondo tutto loro, ricordando aneddoti di decenni prima ma non riuscendo a riconoscere i propri figli. Questo libro ci fa aprire gli occhi su una condizione precoce che può invece presentarsi a persone molto più giovani cui quindi è riservata una lunga vita di abbandono e disagio.
Alice si ritrova a dover passare dalle lezioni universitarie e dalle conferenze in giro per il mondo, all'abbandono del suo lavoro con la consapevolezza che la sua malattia non ha cure ma solo possibili e sperimentali terapie di rallentamento.
Assistiamo impotenti alla sua profonda consapevolezza di non voler diventare un peso per gli altri, alla sua paura di aver passato i suoi geni malati a qualcuno dei suoi tre figli, alla sua impotenza di fronte ad un corpo che spesso sembra non appartenerle più.
L'autrice è brava a mostrare al lettore l'evoluzione della malattia attraverso l'ansia dei vuoti di memoria che accompagnano la donna, attraverso la necessità di doversi appuntare anche il più piccolo impegno sperando poi che l'appunto sia abbastanza chiaro da farle venire in mente quale fosse l'azione cui quell'impegno è collegato.
Da subito l'attenzione cade sulla gestione della malattia da parte della famiglia. Il marito di Alice sembra quasi non voler accettare la situazione, nonostante anche lui sia uno studioso e sappia che non esiste cura per quello che ha deciso di piombare sulle loro vite; sei tre figli forse la meno attaccata alla madre riesce almeno a cercare di non colpevolizzarla mentre gli altri la trattano spesso come se lei non si impegnasse abbastranza per ricordare le cose.
Di certo non è facile gestire una situazione simile e l'autrice è bravissima a darne un quadro preciso e relista, portando il lettore a riflettere.
Quello che un po' mi è mancato è il coinvolgimento emotivo. Il libro mi ha toccato, sì, ma mi aspettavo di essere devastata dalle emozioni, cosa che purtroppo non è avvenuta. Sicuramente ho percepito la disperazione di Alice in parecchi momenti ma ho sempre assistito alla cosa come uno spettatore e quella disperazione non è mai diventata la mia, come invece spesso mi accade quando leggo libri di questo tipo.
Nonostante questo però l'ho trovata una bella lettura, che consiglio e che mi ha fatto riflettere moltissmo su una situazione cui non avevo mai pensato più di tanto.

VOTO: 

venerdì 8 settembre 2017

Letture con Marina #20

Buongiorno lettori! Con settembre riprendono anche gli appuntamenti con Marina e con la sua rubrica Letture con Marina. Pronti a scoprire che cosa vi ha riservato per oggi?

 
Buongiorno e ben ritrovati, dopo questa caldissimo Agosto 2017.

Ci ritroviamo insieme per parlare ancora dell’oriente, prima di fare una pausa e dedicarci ad alcuni degli autori che saranno presenti al Festival Letterario PordenoneLegge, che avrà luogo a Pordenone dal 13 al 17 Settembre 2017.

E quindi…
                        
IL PERIODO ASIATICO
O meglio: dall’Oriente con furore!!! Sì e vi avviso già che parleremo di 3 libri in contemporanea, che di primo acchito sembreranno non avere nulla in comune, ma a ben pensare…

Il primo libro, uno stupendo e sottilissimo cartonato di 27x39cm con dei disegni che da soli varrebbero l’acquisto, è di Benjamin Lacombe – edito da Rizzoli nel Maggio 2015 – un giovane artista parigino, che permea tutti i suoi libri di immagini che hanno sicuramente a che fare con la magia, attingendo alla pittura dell’età vittoriana e del Quattrocento italiano, non disdegnando tecniche più moderne. Vi consiglio di andare a curiosare in Internet, perché ne rimarrete affascinati. Soprattutto se amate mischiare arte e letteratura. Noi in questo momento siamo interessati al suo “Gli amanti farfalla” Che mi ricorda in questi particolari disegni l’artista, sempre francese, Rebecca Dautremer, con le sue “Principesse. Dimenticate o Sconosciute”. Magari con i visi non così triangolari, ma leggermente più dolci. E sicuramente con colori molto meno vividi. La storia è semplice e serve ad accompagnare queste magnifiche pagine piene di colori, di panorami appena abbozzati, di particolari evidenziati e di fanciulle/i giapponesi. Potrebbe essere una storia attinta dalla tradizione giapponese. Ma ciò poco importa. Ciò che invece mi interessa è il finale e soprattutto la rigida società e le regole che la governano. E questo è l’inizio del nostro percorso odierno.

Ma spostiamo ora la ns attenzione su La Vegetariana, edito da Adelphi nel 2016, dell’autrice coreana Han Kang, che nel 2016 è stato insignito del prestigioso Man Booker International Prize. E’ stato definito “di una potenza e originalità indimenticabili”. E’ diviso in tre parti ed in ognuna di esse c’è una voce narrante diversa, che però è sempre incentrata sulla protagonista, Yeong-hye. La prima voce narrante è del marito, la seconda del cognato e la terza ed ultima è della sorella. Strano come la figura della protagonista sia sempre centrale, nonostante non sia mai lei a narrare direttamente le vicissitudini della sua vita. Una donna che improvvisamente diventa vegetariana e che dal quel momento vivrà una sorta di vita onirica, se così possiamo definirla. O forse una discesa agli inferi, a seconda dei punti di vista, inconsapevole vittima e carnefice. Una vita dove alla fine lei sarà una pianta, sempre in cerca di sole, che tenta di fissare i suoi piedi, come radici, al suolo. Una pianta distrutta e distruttiva per sé e per chi le sta accanto. Un racconto lungo un romanzo, dalle atmosfere strane e particolari, che in alcuni tratti mi ha ricordato il Murakami di cui resto sempre affascinata cultrice. E che nel prosieguo della lettura inquieta per le domande che obbliga a porsi. Fino a che punto è lecito spingersi per preservare la vita degli altri? E perché la protagonista, così come le poche persone vegetariane che conosco di persona, diventano vegetariane o vegane sempre dopo uno un periodo particolarmente difficile, o in seguito a dispiaceri e/o shock? Quale il meccanismo che fa convogliare i grossi dispiaceri nel cambiamento più intimo della ns sopravvivenza? Perché il cibo si lega così indissolubilmente ai patemi dell’animo?
 
L’ultimo libro di cui vorrei parlarvi è Divorzio alla Cinese – edito da Bompiani nel 2016 – dello scrittore cinese Liu Zhenyun. La storia potrebbe sembrare molto lineare: a causa della politica cinese del “figlio unico”, la nostra protagonista, già madre di un bimbo, rimane incinta per la seconda volta. Cosa fare? Per evitare di essere condannata come criminale insieme al marito, decide che la soluzione più facile per evitare la condanna da parte del Governo è divorziare, fingendo incompatibilità con il marito. Partorire come madre single e poi risposarsi con il marito. Tutto semplice e lineare, se non fosse che, una volta messo in atto il piano con il marito, questi si incapriccia di un’altra donna, fino a sposarla. Li Xuelian si sente giustamente tradita e, a costo di far scoprire il piano architettato, decide di denunciare il marito alle Autorità, per obbligarlo a divorziare dalla seconda moglie e risposare lei. Salvo poi, una volta libero il marito, rifiutarsi di sposarlo. In tutto questo i bambini subiscono e non sono partecipi o protagonisti del racconto, che alla fine, passato il primo momento di divertimento, diventa un ritratto intimo, brutale e disincantato della politica locale e del suo potere in Cina. Come dicevamo, un percorso lineare che diventa talmente ingarbugliato da creare continui malintesi e catastrofi politiche. Veramente un racconto magistrale che, superata la sorpresa per le circonvoluzioni sterili dei vari “dignitari” locali, delle beghe paesane e cittadine, continua a far sorridere il lettore, seppur a denti stretti.

Cosa accomuna questi tre libri, così diversi tra di loro? Cosa mi ha colpito così intensamente, da volerli raggruppare in un’unica conversazione con voi?

Il mal di vivere…

Quel sentimento implacabile e inarrestabile che si impossessa di alcune persone particolarmente sensibili e non le lascia più andare. E che egoisticamente ci regala alcuni tra i più bei romanzi che si possano leggere. E alle volte a pensarci bene pare strano che maestri di questo tipo di racconto siano proprio gli autori asiatici. Forse perché, a differenza degli altri colleghi, mantengono il racconto su un piano meno terreno, più onirico.

Chissà…?

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Benjamin Lacombe è un illustratore francese, nato a Parigi nel 1982.
Da bambino sogna di poter lavorare con la Walt Disney e Tim Burton. Nel 2001 inizia i suoi studi artistici presso l’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs de Paris (ENSAD) e contemporaneamente, a soli diciannove anni firma il suo primo libro di fumetti e illustrazioni.
Ha lavorato nel mondo dell’animazione, dimostrandosi artista eclettico e in grado di misurarsi con diverse forme di arte.
La sua predilezione per le illustrazioni ispirate al mondo delle fiabe e dei racconti per bambini e ragazzi non gli impedisce di spingersi a lavorare anche su classici della letteratura come Notre Dame de Paris di Victor Hugo e Les contes macabres di E. A. Poe. Tra le sue opere più importanti vi è sicuramente C’era una volta, una splendida raccolta di tavole tridimensionali ispirate ad alcune delle fiabe più famose d’Europa.
Ha esposto i suoi lavori nelle gallerie più importanti del mondo, tra le quali L’Art de rien di Parigi, Dorothy Circus di Roma, Ad hoc art di New York e Maruzen di Tokio.
Vive e lavora a Parigi.

Han Kang, figlia dello scrittore Han Seung-won, è nata a Gwangju (Corea del Sud) il 27 novembre 1970. Dopo gli studi all'Università Yonsei di Seul (letteratura coreana), esordisce con una raccolta poetica nel 1993. L'anno successivo esce il suo primo romanzo al quale ne seguiranno altri cinque. Nel 2016 La vegetariana, storia di una donna che decide di smettere di mangiare carne in una società che non approva tale scelta, viene premiato con il Booker Prize. Dal 2013 insegna scrittura creativa al Seoul Institute of the Arts

Liu Zhenyun è nato nel 1958 in una Provincia della Cina del Nord. Tra i suoi romanzi: Telefono cellulare (da cui è stato tratto un film), Oggetti smarriti e Una Parola ne vale diecimila (vincitore nel 2009 del premio Mao Dun, il massimo riconoscimento cinese per il romanzo).
A presto,
                             

giovedì 7 settembre 2017

If I say... #11 - Nave

Buongiorno carissimi, come va? Per non perdere le buone abitudini oggi sul blog torna If I say in collaorazione con Baba  Desperate Bookswife . Come funziona? È semplicemente un'associazione di idee; partendo da una parola io e Baba vi diciamo i libri che ci vengono in mente. Saranno libri non necessariamente letti da noi quindi non sono necessariamente consigli. La parola che avete scelto nella scorsa puntata è: NAVE.

Vi devo confessare che avevo buttato lì io questa parola prima delle vacanze, condizionata da quello che sarebbe stato il mio viaggio estivo. Ecco, quando sono andata a guardare la parola scelta e ho visto che a maggioranza ha vinto questa sono andata un po' nel panico ahahahahah.
Poi però la fortuna ogni tanto mi assiste..

Il primo libro che dico mi è tornato in mente grazie alla TV che ad inizio settimana ha pensato di riproporre per l'ennesima volta il film Titanic, ed io ho pensato di riguardarlo per l'ennesima volta. Da un po' di tempo mi piacerebbe leggere qualcosa al riguardo, in particolare il libro Titanic. Un viaggio che non dimenticherete di  Massimo Polidoro edito da Piemme.


Il secondo libro mi è capitato davanti per caso, scorrendo la mia bacheca di facebook e mi ha subito incuriosito per titolo e cover. Si tratta de Il medico della nave/8 di Amy Fusselman che uscirà il 28 settembre 2017 per Edizioni Black Coffee. Cliccando sull'immagine sarete rimandati al sito e alle notizie sul libro.
 
http://www.edizioniblackcoffee.it/prodotto/il-medico-della-nave-8/

E con questo è tutto! Prima di correre a vedere le associazioni di  Baba  non dimenticate di votare qui sotto la prossima parola e, se vi va, di dirci le vostre associazioni!