venerdì 14 luglio 2017

Letture con Marina #18

Buongiorno lettori! Altro venerdì che ci porta quasi a scavallare nella seconda metà di luglio. Con il venerdì torna una nuova puntata della rubrica Letture con Marina. Come sempre prima di lasciarvi a lei vi auguro un bellissimo weekend.

 
Terminate le letture dei romanzi in lizza per il premio Bancarella ed in attesa che arrivi metà Luglio per sapere chi sarà il vincitore … E dopo la vittoria del Premio Strega da parte dello scrittore Paolo Cognetti con il suo Le Otto Montagne, sento la necessità di fare una pausa dai vari premi letterari ed inaugurare una nuova “serie” di romanzi che andrò a leggere nei prossimi mesi.                                                               
La potremmo chiamare: IL PERIODO ASIATICO
E l’onore di aprire questo nuovo percorso, che vedrà avvicendarsi autori e generi di vario tipo, intervallati da romanzi che nulla avranno a che fare con l’Oriente, lo lasciamo a:
LA LOCANDA DEGLI AMORI DIVERSI

Autore: Ito Ogawa 
Casa editrice: Neri Pozza
Traduzione: Gianluca Coci
Pagine: 302
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2016

Sinossi: In piedi sulla banchina del treno, Chiyoko se ne sta immobile, incapace di muovere il passo decisivo che la separa dai binari. Non ha nemmeno vent'anni, indosso la divisa da liceale e sul viso l'aria apatica di chi non ha ormai alcun rimpianto.
A Izumi, trentacinquenne separata che ogni sera alla stessa ora rientra dal suo lavoro part-time, basta uno sguardo per comprendere quali siano le intenzioni di quella ragazza dagli occhi limpidi come quelli di un cerbiatto. La afferra per un braccio e, con un gesto disinvolto, la tira verso di sé, salvandole la vita. Per Izumi, Chiyoko è solo un’estranea, eppure le viene spontaneo invitarla a cena nella propria casa e rivelarle gli aspetti più intimi della propria vita, come il fatto che il marito l’abbia lasciata sei mesi prima e lei ora viva sola con il figlio Sōsuke di sei anni. Un’oscura, inspiegabile attrazione la spinge, infatti, a desiderare la compagnia della ragazza. Quando perciò Chiyoko le confessa di essere stata ripudiata dai genitori a causa della propria omosessualità e di voler fuggire, andarsene per sempre e raggiungere il posto che ha la fama di possedere il cielo e le stelle più belli di tutto il Giappone, Izumi, dapprima terrorizzata dalla prospettiva della fuga con una giovane donna, inizia a considerare affascinante l’idea di un posto nuovo dove poter ritrovare se stessa, le sue idee, la sua libertà.


Breve biografia da Wikipedia:

Ito Ogawa (小川糸 Ogawa Ito; 1973) è una nota scrittrice giapponese di canzoni e di libri illustrati
per ragazzi.
Laureata presso la Seisen Daigaku in Letteratura Classica Giapponese, ha esordito come scrittrice nel 1999. Scrive anche delle canzoni, è infatti membro della band Fairlife; il suo pseudonimo musicale è Shunran.
Nel 2007 la casa editrice Kodansha ha pubblicato un suo libro illustrato di poesie. Nel gennaio 2008 pubblica il suo romanzo d'esordio Shokudo Katatsumuri (tradotto letteralmente vuol dire: “Il ristorante lumaca”), la cui versione in lingua Italiana (traduzione di Gianluca Coci) è stata pubblicata nel maggio 2010 dalla casa editrice Neri Pozza, con il titolo de Il ristorante dell'amore ritrovato. Il romanzo si è aggiudicato il Premio Bancarella della Cucina 2011 (dal romanzo d'esordio è stato tratto l'omonimo film).
In uscita, nel 2012, la raccolta di racconti La cena degli addii, sempre per Neri Pozza nella traduzione di Gianluca Coci.
Ha un sito web (solo in giapponese) dove propone ricette di cucina.
RECENSIONE:

Ciò che mi ha colpita di primo acchito e mi ha fatto acquistare il romanzo, a parte la copertina sempre accattivante della Neri Pozza, è stata proprio la sinossi così particolare. Una ragazza di diciannove anni sta meditando il suicidio (atto non così inconsueto in Giappone, per tradizione e stile di vita), quando Izumi, una donna che casualmente la nota e capisce quanto sta probabilmente per accadere, la afferra e la salva così dalla fine di tutte le sue possibili aspettative giovanili, la salva cioè dalla morte spirituale e fisica - - Per inciso, scopro così che in Giappone la maggiore età si raggiunge a venti anni, anche se c’è in corso un dibattito per abbassarla a diciotto - Ma qualche giorno prima che accadesse questo episodio, era stato il figlio di sei anni di questa donna separata ad incontrare, sempre in stazione, la bella ragazza: Chiyoko, che non era riuscita nel suo intento suicida solo perché qualcun altro in qualche altra stazione l’aveva preceduta e tutto il traffico ferroviario era stato bloccato. Di questo primo incontro tra Chiyoko ed il piccolo Sosuke, rimarrà traccia indelebile solo nella memoria della ragazza liceale. E’ un libro da cui mi aspettavo molto, date le premesse. Alcune sono state disattese, anche se una volta finito il romanzo, il bilancio è onesto e più che positivo. Il romanzo è suddiviso in quattro grandi capitoli, ciascuno raccontato dal punto di vista di uno dei quattro protagonisti. La prima a parlare è Izumi, una separata di trentacinque anni con un figlio di sei anni a carico. Un matrimonio finito quasi subito, un bimbo, un lavoro part-time ed una delle tante vite sprecate. Una donna spenta, che procede nella vita senza più il sorriso sulle labbra. La seconda a narrarci la vicenda è proprio Chiyoko, la liceale che aveva tentato il suicidio. Figlia di un medico molto noto, facente parte della ricca borghesia, si scopre diversa e capisce che non potrà più essere accettata in seno alla propria famiglia, perché ripudiata proprio dal padre e ignorata da una madre troppo succube del marito. Nel terzo capitolo è Sosuke, figlio di Izumi, oramai cresciuto, a raccontare la sua vita e così facendo ci parla anche lui della sua famiglia. C’è un prima Chiyoko – ed un dopo. Per lui, come figlio, nel bene e nel male. Nel quarto capitolo chi ci parla è Takara (scritto con il carattere di “tesoro”), la figlia di Chiyoko.

Il romanzo ha avuto poche – piccole – cadute. Più che cadute, in taluni casi ho avuto quasi la sensazione di scelte di vita forzata, quasi a voler ulteriormente sottolineare alcune particolarità, dato che stiamo parlando di un tema molto dibattuto in tutto il mondo, quello della omosessualità. E l’autrice, a tal proposito, fa cogitare una delle protagoniste sul fatto che anche Tokyo, pur essendo una metropoli, fa ancora fatica ad accettare famiglie con doppie madri, oppure con doppi padri. Non parliamo poi della legge, che non prevede ancora situazioni chiare e legislativamente accettabili, sì che una coppia dello stesso sesso, se vuole “sancire” il rapporto a livello legale, deve ridursi a sotterfugi quali l’adozione ad esempio, se la differenza di età nella coppia lo consente. A prescindere da come la si pensi sull’argomento, ciò mi fa considerare che, Europa od Asia che sia, purtroppo tutto il mondo è paese. Anche in questo romanzo di Ogawa ci sono molte specialità gastronomiche tipiche del Giappone, visto che quasi subito dopo essersi conosciute, Izumi con Sosuke e Chiyoko si trasferiscono dalla metropoli ad un paesino sperduto, dove contano di aprire una piccola locanda in cui chiunque lo desideri può soggiornare e godere della loro ospitalità. Anzi, essendo la locanda parte integrante della loro casa, gli ospiti diventeranno parte integrante della famiglia per il tempo che rimarranno lì da loro. Le vicissitudini e gli incontro scandiranno il ritmo del racconto e degli anni che nel frattempo scorrono inesorabili, insieme alle golose ed inconsuete ricette. Ci saranno i problemi legati al farsi accettare nel paesino dove si sono trasferite. Ci saranno gioie e dolori come in tutte le famiglie del mondo. Ci saranno anche incomprensioni di coppia tra le due mamme, ma di fondo ci sarà tanto amore, un amore da incrementare giorno dopo giorno e da custodire nei momenti più bui. Ciò che desidero sottolineare è che in questo romanzo dal sapiente tocco delicato, mai in cerca di sensazionalismo sessuale, si parla soprattutto di famiglia, indipendentemente dal fatto che sia una famiglia di impianto tradizionale o omosessuale. Anzi, dato che ad un certo punto tutta la famiglia se ne va alle Hawaii per una piccola vacanza come Luna di Miele ritardata, si parla di “ohana”, parola che nella lingua hawaiana, significa FAMIGLIA (da non confondere con “hana”, che in giapponese significa “fiore”, con prefisso onorifico “o”, per elevare il grado di cortesia). In questo romanzo un po’ si ride e un po’ si piange, come in tutte le famiglie che si rispettino. E non importa se si tratta di una famiglia non convenzionale. Ciò che importa è la cura che queste quattro persone mettono nel coltivare la loro vita in comune. Come dicevo, alcune scelte che l’autrice fa – insindacabili peraltro – alle volte possono dare la sensazione di forzature che servono proprio per introdurre scelte di vita per i protagonisti forse consone in Giappone, molto meno in Europa. O proprio per spiegare le difficoltà in più che una famiglia non tradizionale si trova ad affrontare. Il tutto è permeato dalla tipica scrittura orientale, sempre molto poetica, delicata quando affronta tematiche legate alla rappresentazione del sesso, lieve anche quando parla di argomenti tragici. La mentalità giapponese così descritta e celebrata da tanti altri autori giapponesi è anche qui molto presente, sia legata alla tradizione così come figlia della nuova vita moderna che si consuma soprattutto nella metropoli.

Rispetto al romanzo precedente che abbiamo preso in esame (Jung-myung Lee: La guardia, il poeta e l’investigatore recensione qui), l’impianto di questo romanzo è più semplice e meno articolato. Ma ci sono molti argomenti su cui ci fa riflettere.

Sicuramente parte affascinante e indivisibile è la serie di piatti tipici, alcuni già sentiti, alcuni già trovati in altri romanzi ed alcuni “gustati” per la prima volta – oltre a parole di uso contemporaneo ma nuovissime per me, che non avevo ancora avuto il piacere di incontrare. Ho potuto re-incontrare i “Kodama”, spiriti che risiedono in alcuni alberi, già incontrati nell’anime dello Studio Ghibli. E proprio con riferimento a questo, la parte del romanzo dedicata all’arrivo delle due donne e del piccolo Sosuke nel paesino, con la visita della casa in cui potrebbero andare a vivere tutti insieme, mi ha ricordato l’anime Totoro, con alcuni distinguo, ma molto similare.

E insomma, se siete curiosi, Vi posso prestare il romanzo ☺

E’ abbastanza ovvio che la cultura orientale mi attragga molto. Mi chiedevo: capita anche voi di essere attratti da un Paese in particolare, nelle letture così come nella vita in generale, con riferimento a tradizioni, alimenti, stili di vita, letteratura, etc.? Mi piacerebbe proprio saperlo!

A presto
                             

11 commenti:

  1. Ciao Marina! Devo confessare una cosa, con molta vergogna: del Giappone conosco poco o nulla, se si fa eccezione per due buoni ristoranti in Torino e provincia. Credo di non aver mai letto nessun romanzo giapponese, ma ultimamente, anche grazie a te e a Dany, ne ho incrociati diversi sulla mia strada! Non so se inaugurerò anch'io un periodo asiatico, ma sicuramente voglio leggerne presto qualcuno, soprattutto per imparare qualcosa di più su una cultura che mi è completamente sconosciuta e che d'istinto sento lontanissima... anche se, come dici tu, per alcuni aspetti alla fine tutto il mondo è paese.

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    1. Ah Nadia, il merito va tutto a Marina visto che anche io fino ad ora non avevo mai letto nulla di giapponese e ti dirò che mi sto veramente appassionando! :)

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    2. Ciao Nadia e ciao Dani,
      avendo tempo mi piacerebbe leggere (e visitare) tutto il mondo!
      Ma il Giappone e l'oriente in generale mi hanno sempre attirata.
      Soprattutto il loro modo di scrivere, così riconoscibile e così diverso dal nostro.
      Non so, è sempre una magia per me.
      Ci sono sicuramente molte cose negative sia nella loro tipo di mentalità e nel loro agire, ma mi attia sempre la lettura di uno scrittore orientale.
      Ciao e buon fine settimana!, Marina

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  2. Ciao Marina,
    io credevo di essere affascinata dall'Inghilterra, ma a pensaci bene il paese che mi seduce maggiormente e che non mi stanca mai è proprio la nostra Italia che più invecchio più amo nonostante tutto.
    Con questa recensione mi hai sicuramente incuriosita.
    un bacio da lea

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    1. Eh maddai Lea,
      l'Italia nn conta, essendo il ns Paese 😉
      E la Gran Bretagna è la 1a della lista. Direi che il Giappone lo metto subito dopo, se proprio dovessi fare una lista.

      Sicuramente leggere nella propria madre lingua ti dà quell'immediatezza e quella sfumatura che i libri tradotti, seppur magnificamente...

      Bene allora, buonissimo weekend Bancarelloso a te, attendiamo foto e video.
      Buon divertimento, ciao, Marina

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  3. Io adoro il Giappone e fino a pochi anni fa ne leggevo tantissimo! Può essere l'occasione di ricominciare. Tra l'altro devo recuperare la cena degli adii che mi è stata regalata. Ma questo devo dire che è assai intrigante per vari temi.
    Che tutto il mondo sia paese non mi sorprende. Soprattutto non mi sorprende in Giappone, assai rigido ed impostato. Lì le cose funzionano bene, ma forse il malessere diffuso che porta a numerosi suicidi (specialmente giovanili) è indice di qualcosa che non va.

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  4. Ciao Sorairo 😊
    La Cena è al pari di questo intrigante e anch'io con calma lo farò mio.
    Ciò che dici sul Giappone è proprio vero e leggendo i suoi autori, questo senso di malessere strisciante, dovuto a gerarchie, rigidità, impostazioni rispettate all'estremo, si fa sempre più acuto.
    Ora ad esempio sto leggendo un (definito) thriller: Sei Quattro di Hideo Yokoyama. Di Thriller non ha nulla, forse un giallo/poliziesco.
    Ma tra i tanti aspetti, quello molto interessante riguarda la società e le caratteristiche sociologico culturali del Giappone.
    Credo che fra 2 venerdì Danila mi pubblicherà il post.
    Davvero un libro particolare e molto interessante, sotto questo punto di vista e per rimanere in tema con quanto si diceva..

    Piacere di aver chiacchierato con te e buon fine settimana, Marina

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    1. È una società che mi affascina ma è anche molto complessa!
      Buon weekend anche a te Marina :-)

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    2. Ciao Sorairo: ho scoperto che anche tu leggi manga!
      Cosa leggi? E magari ti guardi anche anime??

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  5. ho questo libro in WL da tempo, ma mi sono sempre detta che l'avrei letto in occasione di un viaggio in giappone. cmq me l'hai fatto tornare in mente e magari lo leggerò anche prima, neri pozza è sinonimo di qualità per me - e hai ragione, le copertine sono sempre stupende!!
    http://www.audreyinwonderland.it/

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  6. Ciao Amrita,
    quindi hai in programma un bel viaggetto :-)
    Spero che anche per me arrivi questo momento, perchè è un Paese che veramente vorrei visitare più di una volta, per poter cogliere aspetti anche al di là del semplice impatto turistico di genere.
    Se hai un attimo per leggerlo te lo consiglio, ci sono diversi spunti per riflessioni personali e per avere un'idea un po' più approfondita su questo paese dell'Oriente, leggendo al contempo una storia fresca gioiosa, nonostante tutto.
    Ti auguro un buon inizio di settimana, Ciao!, Marina

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