venerdì 9 dicembre 2016

Recensione #161 - Tempo assassino di Michel Bussi

Buongiorno carissimi, come state? Passata bene l'Immacolata? Addobbate le case? Io come da tradizione ho fatto l'albero di Natale, ho acceso qualche candelina natalizia e ho provato ad immergermi in questa atmosfera che, ogni anno che passa, sento sempre meno. Per fortuna ho un figlio ancora piccolo che mi sprona, con il suo entusiasmo, a dare il meglio di me!!!
Ma torniamo a noi, oggi sono qui con una nuova recensione, quella di Tempo assassino di Michel Bussi edito da edizioni e/o, pag. 512, un libro che mi ha veramente stupito e che vi consiglio di non perdervi!

Sinossi:
Estate 1989
Corsica, penisola della Revellata, tra mare e montagna. Una strada che segue la costa a precipizio sul mare, un’auto che corre troppo veloce… e sprofonda nel vuoto. Una sola sopravvissuta: Clotilde, quindici anni... I genitori e il fratello sono morti sotto i suoi occhi.

Estate 2016
Clotilde torna per la prima volta nei luoghi dell’incidente, con suo marito e la figlia adolescente, in vacanza, per esorcizzare il passato. Nel posto esatto dove trascorse l’ultima estate assieme ai genitori, riceve una lettera. Una lettera firmata da sua madre. Ma allora è viva?

Tradotto in circa trenta lingue, Michel Bussi è il maestro riconosciuto dell’alchimia tra manipolazione, emozione e suspense. È l’autore francese di noir attualmente più venduto oltralpe. I suoi libri hanno scalato le classifiche mondiali, tra cui anche quella del Times britannico. Le sue trame sono congegni diabolici dove il lettore è invitato a perdersi e ritrovarsi tra miraggi, prospettive ingannevoli e giochi di prestigio. Ma anche tra desiderio di vendetta e sentimenti d’amore.

Vi è mai capitato di vedere una cover e non riuscire a resistere alla tentazione di comprare un libro di cui, fino a quel momento, non sapevate neanche dell'esistenza? A me troppe volte! Con questo libro è andata proprio così: un giro in libreria con Baba mentre aspettavamo l'arrivo del suo treno il giorno del bookcity, un'occhiata di sfuggita agli scaffali ricolmi, una cover che spicca sulle altre e taaaaaaccccccc... Conquistata!
Spesso in questo modo mi capita di prendere delle batoste terribili ma per fortuna non è stato questo il caso.
Questo libro infatti si è rivelato ben scritto, ben tradotto, avvincente, con tutti gli indizi al posto giusto e con una soluzione per niente scontata, credibile e capace di farmi dire wow!
Un libro che dalla trama credevo un thriller ma che in realtà, una volta letto, si è rivelato molto, molto di più: è un giallo molto romanzato, capace di focalizzare la propria attenzione non solo sulla risoluzione del mistero ma anche sui rapporti tra i personaggi, sui meccanismi familiari, amorosi e di amicizia. Mentre leggevo mi ha ricordato tantissimo La verità sul caso Henry Quebert; in realtà non gli somiglia per niente se non nella ricchezza della storia che entrambi i libri raccontano ma io non ho potuto fare a meno di accostarli nella mia mente, quindi se quel libro vi è piaciuto credo che anche questo possa fare al caso vostro.
Ma torniamo a Tempo assassino. In questo libro la protagonista è Clotilde, sopravvissuta nel 1989, all'età di soli quindici anni, alla tragedia che le ha portato via in pochi minuti padre, madre e un fratello di un paio d'anni più grande, lasciando lei miracolosamente illesa, e sola.
Scenario della tragedia un tornante della Corsica a picco sul mare, isola di origine del padre in cui da anni la famiglia si reca in vacanza. (Una chicca del libro, la cartina iniziale con i posti in cui la storia si dipana!)

Devono passare ventisette anni prima che Clotilde - ormai adulta - riesca a fare i conti con il proprio passato affrontandone i fantasmi. Tornare sull'isola non è affatto semplice, ritornare in quei luoghi che un tempo tanto amava e che ora le portano alla mente solo ricordi terribile è una dura prova. Prova che sceglie di affrontare con la famiglia, un marito ed una figlia che non sembrano capire fino in fondo la sua difficoltà.
Il modo scelto dalla donna è il più brutale: stesso periodo dell'anno - agosto - stesso campeggio di sempre - il camping dei Tritoni - stesse abitudini di allora.
La storia si dipana tra passato e presente. Il passato è narrato in prima persona attraverso il diario della Clodilde ragazzina, mai più ritrovato dai tempi dell'incidente ed ora nelle mani di un uomo misterioso di cui ci viene lasciato il pensiero alla fine della lettura di ogniuna di queste parti, senza però ovviamente svelarcene mai l'identità; un uomo che sembra scosso dal ritorno di Clotilde sull'isola e che si ritrova, a modo suo, a ripercorrere il passato.
L'uomo chiuse delicatamente il diario.
Perplesso.
Erano anni che non lo apriva.
Preoccupato.
Così era tornata...
Ventisette anni dopo.
Perchè?
Era talmente chiaro: era tornata a rimestare nel passato. A grattare, scavare, cercare quello che in un'altra vita aveva lasciato lì.
Si era preparato a quell'eventualita. Da anni.
Senza mai riuscire a trovare risposta alla sua domanda.
Fino a dove voleva scendere. Clotilde? Fino a che livello voleva svuotare la fogna? Fino a che profondità voleva addentrarsi nelle putride gallerie dei segreti della famiglia Idrissi?
Il presente invece è lì, sotto i nostri occhi. Una famiglia in vacanza con una donna assorbita dai ricordi del passato ed un marito e una figlia che non capiscono fino in fondo l'incapacità di voltare pagina, che non riescono a soffrire per quei parenti mai conosciuti.
Troppe cose riportano alla mente di Clotilde quell'anno maledetto, troppe persone del passato sono lì a ricordarle che il tempo è passato ma ancora troppi misteri aleggiano sull'incidente di tantissimi anni prima, troppe coincidenze sembrano accadere per spaventarla, per farle credere che non fu un incidente, che sua madre possa non essere morta, che qualcuno la stia spiando e spaventando.

L'autore è bravissimo a creare intrecci che lascino il lettore spiazzato, è bravissimo a mostrarci il lato oscuro di un'isola che non è solamente sole e mare ma che è anche lotta tra famiglie rivali per il possesso di un territorio, è bravissimo a mostrarci l'evoluzione dei personaggi - tanti - che in ventisette anni sono cresciuti, cambiati.
Ci sono i nonni di Clotilde, Corsi da generazioni, che non hanno mai accettato di buon grado il matrimonio del figlio con una donna del continente che lo ha portato via, lontano dalla sua terra e da loro; c'è Cervone Spinello, il figlio ormai cresciuto del vecchio proprietario del campig, che ora ne ha preso le redini e che un tempo faceva parte della compagnia di adolescenti che animavano con Clotilde e suo fratello le estati di quel tratto di spiaggia; c'è Natale, amante dei delfini, l'uomo di cui Clotilde si era innamorata ventisette anni prima, nonostante lui avesse una decina d'anni in più; c'è Maria Chiara, quella che ai tempi era la ragazza più adorata della compagnia, che ora è diventata una star e che Clotilde si ritrova ad incontrare ad una sua esibizione sull'isola; c'è Jakob Schreiber, che da ventisette anni occupa lo stesso bungalow del campeggio, facendolo quasi diventare la sua casa, da quando la moglie è morta e il figlio è cresciuto; c'è Orsu, il tuttofare del camping con un aspetto particolare dovuto ad una malformazione; tutti personaggi descritti in modo dettagliato, ognuno dei quali ha un ruolo preciso e fondamentale all'interno della storia.
E poi ci sono i misteri, più di uno, che aleggiano per tutto lo scorrere delle pagine: un diario rubato, un uomo misterioso, una lettera che sembra arrivare dall'aldilà, persone che sembrano sapere più di quello che dovrebbero. Per tutta la durata della lettura ho cercato di districarmi tra gli indizi che l'autore ha disseminato qua e là in modo magistrale, cercando di trovare la soluzione ad un mistero che sembrava ingigantirsi ad ogni pagina. Pensate che quando tutto mi è stato svelato sono pure andata a rileggermi dei passaggi perchè ero così convinta di alcune cose, che credevo che l'autore avesse fatto il furbo, tirando fuori dal cappello un epilogo inverosimile, che non collimava con quello che fino a quel momento ci aveva raccontato; e invece no, Bussi è stato talmente bravo da farmi credere una cosa che, con il senno di poi, poteva invece essere interpretata in una maniera totalmente diversa. Il mio uomo misterioso era lì, e lo era sempre stato, nascosto ma neanche troppo, perchè quando un autore ci sa fare non ha bisogno di messi di fortuna!
Ho amato tutto di questo libro: ho amato lo stile capace di assorbirmi completamente per oltre cinquecento pagine, ho amato i personaggi - sia quelli positivi che quelli volutamente negativi -, ho amato la scelta di non concentrarsi unicamente su mistero ma di darci un quadro completo di vita. Insomma, un libro che consiglio senza riserve e finirà sicuramente dritto nella mia top ten del 2017.
Ora cercherò di recuperare il libro precedente - Ninfee nere - grazie cui l'autore ha vinto numerosi premi.
Che ve ne pare? Conoscevate questo libro o questo bravissimo scrittore?

 VOTO: 












8 commenti:

  1. Ho soltanto scorso la tua recensione perché anch'io sono venuta a conoscenza di questo autore da poco e mi ispira davvero da pazzi. Ninfee nere l'ho regalato a un'amica ma non l'ho ancora letto; credo però che me li procurerò entrambi prestissimo perché hanno caratteristiche che mi chiamano a gran voce. Se poi tu l'hai adorato ho un motivo in più! :-)

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    1. Leggilo Nadia! Poi aspetto il tuo parere! ;)

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  2. Lo avevo adocchiato anche io 😉 Essendo un autore per me sconosciuto, mi spaventa la mole del libro, ma voglio fidarmi del tuo giudizio quindi è molto probabile che gli darò una possibilità!! Anche perché amo molto le storie piene di mistero 😍 un abbraccio Maria

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    1. Non è per niente pesante! Io l'ho finito in pochissimo tempo...
      Spero possa conquistarti come ha fatto con me! Fammi sapere 😘😘😘

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  3. Non conoscevo né questo libro né l'autore, è una novità assoluta per me! Leggendo la tua recensione è difficile non incuriosirsi, ne parli come di una lettura a dir poco coinvolgente :) tuttavia la mia lista di libri da leggere è talmente lunga che al momento mi sono imposta di non aggiungere nulla! Buono a sapersi però, se dovesse venirmi la voglia di una lettura con queste caratteristiche.

    A presto!

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    1. Ti capisco, anche io ho una pigna infinita di libri da leggere ma non so darmi un'imposizione e se uno mi chiama troppo cedo ahahahaha

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  4. Oh... mi hai incuriosita parecchio. All'inizio pensavo fosse una di quelle cose strappalacrime sul fare i conti con il passato, invece scopro che ha una vena gialla, e questo mi piace molto. Me lo segno, chissà che un anima pia per Natale non mi regali un buono libresco U_U

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    1. La mia di anima pia è stata minacciata di non presentarsi a casa senza un buono libresco ahahahahahah

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