martedì 21 febbraio 2017

Leggendo SerialMente - Gruppo di Lettura #1 - Il prigioniero del cielo: ottava tappa


Buongiorno lettori, eccoci giunti all'ultimo post relativo al terzo libro della quadrilogia Il cimitero dei libri dimenticati di Carlos Ruiz Zafon edito da Mondadori: Il prigioniero del cielo. Il tempo vola!!!! Prima di entrare dirvi le mie impressioni vi lascio i link relativi alle tappe postate fino ad oggi.

L'OMBRA DEL VENTO

03 gennaio 2017 - Desperate Bookswife: commento da pag. 0 a pag. 196 (i primi 25 capitoli) - Link qui
10 gennaio 2017 - Un libro per amico: commento da pag. 197 a pag. 310 (vi dovrete fermare al capitolo che inizia riportando queste date: 1933-1954). Link qui
17 gennaio 2017 - Desperate Bookswife: commento da pag. 311 ( Parte intitolata: Nuria Monfort: Memorie di spettri 1933 - 1954) a pag. 471, ovvero fino al termine del romanzo. Link qui

IL GIOCO DELL'ANGELO
Ci comportiamo come se la quadrilogia fosse raccolta in un unico volume, quindi abbiamo appena terminato il volume uno ma senza ulteriori presentazioni iniziamo a leggere il secondo.
24 gennaio 2017 - Un libro per amico: commento da pag. 11 a pag. 138, ovvero tutto l'Atto Primo. Link qui
31 gennaio 2017 - Desperate Bookswife: commento del Secondo Atto, da pag. 141 a pag 336. Link qui
7 febbraio 2017 - Un libro per amico: commento del Terzo Atto + l'Epilogo, ovvero da pag. 339 a pag. 466. Link qui

IL PRIGIONIERO DEL CIELO
14 febbraio 2017 - Desperate Bookswife: commenteremo le parti 1 + 2 , fino pag. 174. Link qui
21 febbraio 2017- Un libro per amico: commenteremo le parti 3 + 4 +5, ovvero fino a pagina 340.




  ATTENZIONE SPOILER!!!! 

Avevamo concluso la tappa precedente con il racconto di Fermin, che spiega a Daniel come riuscì a scappare dal carcere fingendosi morto.
Cominciamo questa nuova parte - che ci porterà alla conclusione del libro - con Fermin che, seppur a conoscenza del pericolo, decide di tornare a Barcellona per onorare la promessa fatta in prigione a David Martin: si prenderà cura di  Isabella e di Daniel.
L'incontro con l'avvocato Brians - il legale che Isabella aveva assunto per seguire la vicenda di Martin - rivela a Fermin la morte di Isabella e i dubbi che l'avvocato riserva su quell'avvenimento. Che ci sia veramente il direttore del carcere Valls dietro la morte della donna apparentemente provocata dal colera?
In queste pagine scopriamo anche come l'incontro di Fermin con Daniel non sia casuale e di come molti credano che il vero padre di Daniel sia Martin e non il vecchio Sempere. Ovviamente Daniel non può restare indifferente alle rivelazioni che il suo amico gli rivolge e il dubbio inizia a frullargli per la testa.
Scopriamo che David in cella scrisse Il gioco dell'angelo, che ritroviamo poi in conclusione del libro come dono a Daniel insieme ad una lettera che non rivela niente ma che lascia il dubbio che l'interesse di Martin verso il ragazzo possa essere quello di un padre.
Daniel ha inoltre il grande dubbio su Bea e sulle lettere d'amore che l'ex fidanzato le scrive; ex fidanzato che scopriamo essere pagato dalla casa editrice di Valls per riprendere i contatti con lei.
Il grande evento di questo libro credo però sia il matrimonio di Fermin con Bernarda, con la donna in attesa di un bambino e Fermin alle prese con l'ansia per l'impossibilità di presentarsi a suo nome alle nozze.
Devo dire che questo libro mi è piaciuto molto; il suo grande collegamento sia con L'ombra del vento
e con Il prigioniero del cielo mi ha permesso di ritrovare pace con i miei pensieri, visto che il secondo volume di questa serie mi aveva lasciata alquanto perplessa e piena di domande. Domande cui le risposte mi sono state date quasi interamente in questo terzo libro della serie.
Certo, di domande Zafon ce ne lascia anche in questo caso, e non poche:
  • Perchè l'ex fidanzato di Bea viene pagato per interferire nel matrimonio della donna?
  • Che ruolo avrà la nuova arrivata - Sofia, nipote di Sempere - che fisicamente è identica alla zia defunta Isabella?
  • David Martin è veramente morto?
  • Chi ha lasciato la statuetta sulla tomba di Isabella? Perchè al suo interno Daniel trova il nome di Mauricio Valls con un indirizzo di Barcellona?
  • Fumero uscirà dalla storia o avrà un ruolo nel quarto libro?
  • Daniel scoprirà la verità sulla morte della madre e capirà chi sia il suo vero padre?
  • Corelli è frutto della fantasia di David Martin o è una figura in qualche modo reale?
Io sono arrivata alla conclusione che Martin sia talmente pazzo che nell'ultima parte del gioco dell'angelo non sia veramente nella casetta sul mare a scrivere il gioco dell'angelo ma che in realtà sia già in prigione e non se ne renda conto.
Effettivamente il grandissimo attacamento di Isabella a David mi fa pensare che probabilmente qualcosa in più di un mero rapporto tra assistente e scrittore ci sia stato in passato e non sia mai stato raccontato. Spero che ne scopriremo di più continuando la lettura.
Sono felice perchè questo libro mi ha fatto tornare la voglia di andare avanti!!! Quindi ora vi saluto e mi butto nell'ultimo viaggio.

E voi? Cosa ne pensate? Siete soddisfatti di questo nuovo libro?
Vi ricordo che la prossima tappa sarà il 28 febbraio sul blog Desperate Bookswife.
Prima di salutarvi vi lascio l'intero calendario delle prossime tappe relative all'ultimo libro della quadrilogia.

IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI
28 febbraio 2017 - Desperate Bookswife: commenteremo fino a pagina 193, ovvero Il libro di Daniel + Dies Irae + Ballo in maschera +Kyrie.
07 marzo 2017 - Un libro per amico: commenteremo da pagina 199 fino a pagina 386, ovvero la parte: La città degli specchi.
14 marzo 2017 - Desperate Bookswife: chiacchiereremo da pagina 391 fino a pagina 573. Parte: I Dimenticati.
19 marzo 2017 - Un libro per amico: dai che siamo quasi, un ultimo sforzo, da 579 a pagina 815, ovvero Agnus dei + Il quaderno di Isabella +Libera Me + In Paradisum +Barcellona +1964 +Il libro di Jilliàn + Epilogo.

giovedì 16 febbraio 2017

Recensione #171 - La classe dei misteri di Joanne Harris

Buon pomeriggio carissimi, come state? Io sono zzoppata... Sì, avete capito bene! Martedi pomeriggio ho pensato bene di scivolare mentre scendevo le scale di casa dei miei per tornare al lavoro (lo dico sempre che lavorare fa male!) ed ora sono bloccata sul divano con una distorsione al piede, quindici giorni di fasciatura e stampelle ed impossibilitata a guidare quindi a lavorare. Insomma, un disastro che proprio non ci voleva!!! Ma visto che la situazione è questa e piangersi addosso non servirà ad anticipare la mia guarigione ne approfitto per leggere e portarmi avanti con tutte le millemila letture che ancora ho che mi attendono! Ma prima mi sono obbligata a scrivere questo post: la recensione del libro La classe dei misteri di Joanne Harris edito da Garzanti – che ringrazio per la copia – pag.473

Sinossi: I lunghi corridoi dalle finestre a bifora sono illuminati dalla fredda luce del sole d’autunno. Sta per cominciare un nuovo anno scolastico a St Oswald, un prestigioso collegio per soli ragazzi nel Nord dell’Inghilterra. E, come ogni anno, i professori si ritrovano per la riunione inaugurale del corpo insegnante. Ma stavolta l’anziano Roy Straitley, docente di lettere classiche, si rende conto che il clima è ben diverso dal solito. Durante l’anno precedente, molti eventi inquietanti hanno minato la serenità e il buon nome della scuola. Ecco perché, per contrastare la crisi, è stato scelto un nuovo Rettore. Ed è proprio questa scelta a lasciare l’anziano professore spiacevolmente stupito: a guidare la scuola sarà Johnny Harrington, una sua vecchia conoscenza. Un suo ex studente legato a una brutta storia. Tutta la scuola ne è affascinata, ma Straitley non si fida. C’è qualcosa in lui che gli sfugge. E man mano che la nuova gestione si afferma a St Oswald, il passato ritorna senza pietà con le sue violenze nascoste. Solo il professore è in grado di fermare tutto questo. Ma quando si avvicina alla verità, Straitley capisce di dover compiere una scelta. Fare giustizia o salvare la scuola a cui ha dedicato la sua intera vita?
Dopo il grande successo di La scuola dei desideri, Joanne Harris ci riporta tra i corridoi popolati di segreti di St Oswald. L’acclamata autrice di Chocolat, che vanta un milioni di lettori in Italia ed è tradotta in 50 paesi, con impareggiabile maestria tratteggia un luogo dove niente è come sembra e dove in ogni angolo si nasconde un pericolo. Dove anche il tuo migliore amico può trasformarsi nel tuo peggiore incubo. Un romanzo sorprendente, capace di esplorare i nostri istinti più oscuri.


Di questa autrice avevo letto tempo fa solo una raccolta di racconti e, nonostante i racconti non siano la mia passione, ho avuto subito la sensazione che questa autrice potesse essere adatta a me. Dopo decenni di lettura senza sosta il mio intuito difficilmente sbaglia quindi è stato con grande slancio che quando ho saputo dell’uscita di questo libro ho deciso che lo avrei letto.
Il titolo – La classe dei misteri – non mente, questo romanzo di misteri ne ha a bizzeffe. Una trama che apparentemente può sembrare molto semplice si complica con lo scorrere di ogni pagina e diventa sempre più intricata, sempre più misteriosa, sempre più ricca di avvenimenti per niente scontati e capaci di lasciare il lettore a bocca aperta.
Tutto è ambientato in una scuola, St. Oswald, che per decenni ha mantenuto una rigidità nelle regole e nell’insegnamento che, tutto ad un tratto, vengono apparentemente stravolte dall’arrivo di un nuovo rettore Johnny Harrington, un ex studente molto particolare e dal passato per niente chiaro e cristallino.
Devo però fare necessariamente una premessa: questo romanzo è il secondo che l’autrice ambienta nella scuola – probabilmente se lo avessi saputo prima di cominciare la lettura avrei letto anche il libro precedente La scuola dei desideri – e spesso si ha la sensazione che ci siano dei chiari riferimenti alla storia antecedente che, di certo, non pregiudicano la lettura attuale, ma la cui conoscenza forse avrebbe reso il tutto più semplice e più completo.
Ma torniamo alla trama. Siamo nel 2005 ed Harrington si insedia come rettore e comincia ad apportare modifiche sostanziali sia all’estetica dell’edificio, che alle materie insegnate ed ai docenti che le insegnano.
Appare evidente sin da subito che il nuovo rettore non sia un uomo incline al dialogo ed anche che abbia non pochi problemi pregressi con, in particolare, il professor  Roy Straitley, docente di latino.
L’autrice sceglie una narrazione a due voci: da una parte è proprio Straitley a raccontarci in prima persona come vive i nuovi cambiamenti all’interno della scuola e quali siano gli avvenimenti pregressi che abbiano portato Harrington ad avercela tanto con lui; dall’altra parte la parola è lasciata ad uno studente del 1981 che, principalmente attraverso le pagine del suo diario, ci si svela piano piano in tutta la sua follia.
Non c’è un reale protagonista in questo romanzo, se non forse la scuola stessa, che non è un mero contorno ma che caratterizza moltissimo ogni singolo avvenimento che ci viene presentato. Una sorta di “fight club” in cui tutto ciò che succede all’interno si risolve all’interno, con metodi più o meno leciti.
I personaggi sono moltissimi e non vi nego che all’inizio ho fatto molta fatica ad inquadrarli – soprattutto i tre studenti principali degli anni Ottanta: Spikely, Nutter, Harrington - e a ricordarne le caratteristiche perché l’autrice quando parla di loro utilizza a volte il nome vero e a volte i loro nomignoli; un espediente che non riuscivo a capire ma che poi ho trovato geniale nel momento in cui i colpi di scena hanno cominciato a palesarsi. Pensate che fino ad un certo punto della storia ero convinta che a parlarmi fosse uno di loro ed invece in realtà era un altro!
Oltre ai tre studenti del passato – coinvolti da subito in un mistero legato ad un docente non più presente nella scuola -, sono molto importanti alcuni studenti del presente - attorno cui si dipana una storia sull’omosessualità, sul bullismo e sui meccanismi di un istituto privato cattolico e prettamente maschile - alcuni professori di collegamento tra il passato ed il presente – il professor Straitley per primo, ma anche i prof. Divine, Erik Sccones, Blackely, e non meno importante il defunto Harry Clarke – e gran parte dell’entourage del nuovo rettore. Insomma, un ricco parterre di attori che, come in una danza mai zoppicante, riesce a creare uno spettacolo convincente, intrigante, ricco di suspense e capace di portare il lettore fuori strada in diverse occasioni.
Lo stile dell’autrice poi fa sicuramente la differenza. Moltissimi scrittori al suo posto avrebbero con molta probabilità perso le fila dei tantissimi enigmi che ha deciso di intrecciare, lei invece ha sempre avuto in mano la situazione, senza mai vacillare, senza mai commettere errori, utilizzando oltretutto una scrittura lenta, particolareggiata, ricca di descrizioni ma non dandomi quasi mai l’idea che esagerasse, se non forse in pochissimi punti in cui probabilmente la storia avrebbe potuto essere un pochino ridotta.
Un bellissimo incontro quindi quello mio con Joanne Harris, di cui mi riprometto di leggere in futuro altri suoi lavori.
L’unico consiglio che vi do, se volete intraprendere questa lettura, è di leggere prima La scuola dei desideri perché, per quanto entrambi i libri siano autoconclusivi, secondo me la completezza soprattutto a livello di personaggi potrà essere maggiore leggendoli in ordine.

VOTO: 





venerdì 10 febbraio 2017

Letture con Marina #7

Buon venerdì lettori. Oggi torna Marina con le sue letture. Lascio quindi a lei la parola e vi auguro un buon weekend!

 
Tra motti, miti classici, rapporti padri-figli, nobiltà belga con le sue ferree e risibili regole e tipici problemi adolescenziali, oggi facciamo conoscenza con un Personaggio a dir poco particolare e dalla vita che potrebbe alimentare le pagine di molti romanzi: Amélie Nothomb.

Autore: Amélie Nothomb
Traduzione:  Monica Capuani
Titolo: IL DELITTO DEL CONTE NEVILLE / Le Crime du comte Neville
Casa editrice: Voland srl
Pagine: 93
Anno Pubblicazione: Febbraio 2016

Sinossi:  Il conte Neville, aristocratico belga decaduto, è costretto a vendere il suo magnifico castello nelle Ardenne. Prima di uscire di scena, per celebrare l'onore della famiglia, decide di organizzare una lussuosissima festa di addio. Ma nei giorni che precedono l'evento Sérieuse, la sua figlia più giovane, fugge di casa e si nasconde nella foresta. A trovarla è una misteriosa chiaroveggente e sarà costei, dopo aver avvertito il conte del ritrovamento della ragazza, a fargli una spaventosa profezia: "Durante il ricevimento, lei ucciderà un invitato." Il conte Neville, ossessionato da queste parole, dovrà trovare un modo per sfuggire al suo tragico destino. Riprendendo Oscar Wilde e la tragedia greca Amélie Nothomb gioca con la letteratura e con l'intelligenza dei lettori, fornendo come al solito una sua personale versione dei miti.

RECENSIONE:

Di quest’autrice – e soprattutto dei suoi romanzi, su Il Giornale.it (Massimiliano Parente 22.02.2013), ho letto una definizione assolutamente centrata, preceduta dal titolo: L’incredibile Amélie Nothomb che sforna capolavori bonsai: “non sono letterariamente indispensabili, ma se inizi uno dei suoi romanzi, lo finisci senza neppure accorgertene: strepitosa nei dialoghi, ha eliminato il resto, lasciando – appunto - solo i dialoghi, densi di aforismi degni di Oscar Wilde, mentre le descrizioni sono ridotte al minimo. I libri di Amélie sono così minimalisti da non poter essere recensiti, sono come farfalle di cui ti rimane la polverina sui polpastrelli e poi non volano più, si possono solo leggere…”

E noi, dopo un sì leggiadro ed invitante incipit, non possiamo che seguire il consiglio e leggiamo un secondo romanzo di questa particolare autrice, dopo esserci già imbattuti qualche anno fa nel suo romanzo: Stupore e Tremori, che mi aveva lasciata un po’ stranita.  

La trama de Il Delitto del Conte Neville è presto detta in pochissime parole: la terza e più piccola figlia del Conte viene trovata nel bosco di notte da una sensitiva, che la porta a casa sua e la mattina successiva avvisa il padre della ragazza, il Conte. Al quale, durante l’incontro a casa sua, predice che durante la Cena Danzante che sta organizzando al suo Castello, ucciderà uno degli invitati. Nei giorni che precedono quest’ultimo ricevimento, il Conte Neville si scervellerà per capire e poi scegliere chi dovrà uccidere con il fucile durante il suo Garden Party, dato che al proprio destino non si può sfuggire. Ed a questo punto torna in scena l’adolescente figlia Sérieuse, mancata Ifigenia, che gli offre la soluzione su un piatto d’argento. E da qui fino alla conclusione di questo romanzo bonsai, il lettore viene concupito e trascinato dall’autrice sulle orme dei miti classici derivanti dal nome dei figli, dagli aforismi di Oscar Wilde e dai temi che via via leggendo si possono “estrarre” da questo romanzo, facendone soggetti per altrettante interessanti discussioni. E noi lettori, ripeto, come possiamo scriverne? E’ corretto cercare di trovare a tutti i costi similitudini o raffronti con massime, miti classici od altri argomenti? E’ corretto leggere in questa descrizione di un mondo ancienne elitaire – il mondo frequentato dalla famiglia di appartenza dell’autrice? E questo è d’aiuto nella comprensione del testo e nell’analisi dei raffronti? Oppure, complici i suoi cappelli strampalati ed il personaggio che lei stessa ha creato, pensiamo di imbatterci in un Personaggio, appunto – e non in un’autrice? Ma poi… perché non leggere semplicemente, senza dover per forza trovare qualcosa da dire, che non sia il puro piacere della lettura fine a se stessa?

Un po’ tragedia, un po’ giallo, un po’ farsa, Il delitto del conte Neville, ventiquattresimo romanzo di Amélie Nothomb, descrive con spietata ironia il piccolo mondo della nobiltà belga, aggrappata a tradizioni senza tempo, isolata e avulsa da un paese altrimenti all’avanguardia. Il racconto è un omaggio a Oscar Wilde e al suo Il delitto di Lord Arthur Savile.

L’AUTRICE:
Figlia di un ambasciatore belga membro di una delle famiglie brussellesi più in vista ha trascorso la sua infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina per ragioni diplomatiche. In Giappone, mentre i suoi fratelli frequentavano la scuola statunitense, lei frequentò la scuola nipponica locale in quanto perfettamente bilingue franco-giapponese. In Cina frequentò la piccola scuola francese locale. Furono anni felici ma comunque difficili, di riflesso alla complicata situazione politica data dal regime comunista. Così Pechino venne vissuta solo nel ghetto degli stranieri di San Li Tun. La tappa successiva furono gli Stati Uniti, più precisamente New York, dove Amélie frequentò il liceo francese e si appassionò alla danza classica che praticò per breve tempo. L'abbandono di New York coincise con la fine della sua infanzia e l'inizio del duro periodo adolescenziale.
Si trasferisce infatti in Bangladesh, nel paese più povero del mondo: qui conobbe l'anoressia («tra i 15 ed i 17 anni smisi di mangiare, il corpo sparisce poco a poco, assieme all'anima») che la marcò profondamente influenzando la sua produzione letteraria. (Biografia della fame). Il Bangladesh la costrinse a smettere la scuola che frequentò per corrispondenza e iniziò a cibarsi esclusivamente di libri. Qui si palesò il forte attaccamento per la sorella maggiore Juliette, «unica compagna della mia adolescenza» ("vivevamo in simbiosi...").

Giunse per la prima volta in Europa a 17 anni e si stabilì a Bruxelles con la famiglia. Nella capitale belga diceva di sentirsi «tanto straniata quanto straniera»; ivi si laureò in filologia classica alla Libera Università di Bruxelles, dove però non riuscì ad integrarsi. Laureatasi, decise di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, visse un'esperienza durissima (da traduttrice fu declassata a guardiana dei “cessi”), che raccontò in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell'Académie française.

Nel 1992 tornò in Belgio e pubblicò Hygiène de l'assassin (Igiene dell'assassino), origine del suo enorme successo letterario. Stabilitasi poi tra Parigi e Bruxelles, dedica 4 ore al giorno alla scrittura e pubblica, per scelta personale, un libro all'anno, alla fine di agosto. I suoi libri vengono tradotti e pubblicati dalle Edizioni Voland di Roma.

I suoi racconti sono prevalentemente autobiografici e la sua fonte di ispirazione è il suo percorso di vita. I suoi romanzi hanno venduto oltre 18 milioni di copie nel mondo.

Per chi desiderasse approfondire i miti di Elettra, Oreste ed Ifigenia

ANTEFATTO
Anni prima, all'inizio della spedizione per la Guerra di Troia, il condottiero dei greci Agamennone sacrificò ad Artemide sua figlia Ifigenia per permettere alla flotta di salpare. Infatti per un'azione sacrilega del re, la dea stava trattenendo in porto la flotta con venti contrari. Sua moglie Clitennestra non dimenticò mai il gesto e, divenuta nel frattempo l'amante di Egisto uccise il marito al ritorno dalla Guerra. 
 
TRAMA
Nel prologo si narra che Egisto, che era l'amante di Clitennestra, diede in sposa Elettra a un semplice contadino per evitare che vi fossero eventuali discendenti che potessero vendicare la morte di Agamennone. Tuttavia il contadino è un uomo nobile, se non di nascita almeno di spirito, e ha lasciato Elettra vergine per due motivi: innanzitutto perché la rispetta come donna di condizione superiore alla sua e in secondo luogo perché Egisto non aveva alcun diritto di darla in moglie. Alla morte del padre infatti, questo diritto spettava solo al fratello, quindi a Oreste.
Oreste nel frattempo torna in patria con Pilade, suo fedele amico, fingendosi un suo messo e dopo un lungo dialogo con Elettra viene riconosciuto dal vecchio pedagogo di suo padre, che l'aveva portato via dalla casa quando Egisto intendeva ucciderlo, perché pericoloso in quanto avrebbe potuto reclamare il trono per sé. Molto bella e importante la scena del riconoscimento.
Egisto tenta di uccidere Oreste, che viene salvato da un vecchio servo. Elettra riconosce il fratello ed assieme vendicano la morte del padre, uccidendo Egisto e Clitennestra. Il piano dell'uccisione è bipartito, Oreste, che odia principalmente Egisto, deve occuparsi di lui, mentre, grande novità, è Elettra stessa a occuparsi della madre. I due omicidi avvengono tramite l'inganno, in modo vergognoso. Egisto viene ucciso mentre si trova fuori dalla reggia per compiere con alcuni servi un sacrificio alle Ninfe: su consiglio del pedagogo, Oreste e Pilade si fingono Tessali, celeberrimi per la loro bravura nello squartare bestie da sacrificare, e Oreste, dopo che Egisto li ha invitati a partecipare al sacrificio e al banchetto, lo uccide a tradimento, alle spalle, non come in Eschilo, dove lo guardava direttamente negli occhi. Più subdolo il piano di Elettra, che invia il pedagogo da Clitennestra perché le dica che sua figlia ha appena partorito. La madre accorre, per aiutare Elettra con il bambino, ed è a questo punto che avviene l'omicidio. Entrambi gli omicidi sono molto crudeli, Egisto viene ucciso nel momento in cui dimostra la massima ospitalità nei confronti degli stranieri, diventando di fatto la vera vittima del suo stesso sacrificio, mentre Clitennestra viene uccisa in un momento in cui non mostra nemmeno un briciolo della crudeltà che Elettra le attribuisce normalmente, è solo una madre che va in aiuto della figlia che ha appena partorito. Oreste porta poi a Elettra il cadavere di Egisto, dicendole di farne ciò che vuole, dal momento che non è più sua schiava ma i ruoli si sono invertiti. I Dioscuri, Castore e Polluce, appaiono dopo l'assassinio di Clitennestra e profetizzano ai due fratelli le future disgrazie conseguenti a ciò che hanno fatto, ma alla fine Oreste verrà assolto dai suoi delitti ad Atene e Pilade sposerà Elettra. La tragedia termina con Oreste che fugge inseguito dalle Erinni.

giovedì 9 febbraio 2017

If I Say... #7 - Vasca da bagno

Buongiorno lettori, come state? Io di corsa come al solito, ormai le mie giornate sono così. Oggi torno con una nuova puntata della rubrica  If I say, la rubrica in collaborazione con Baba Desperate Bookswife.
Nello scorso post avete dovuto scegliere tra ponte e vasca da bagno. Ha vinto: VASCA DA BAGNO.


Non vi nego che avrei sudato freddo per trovare libri per ognuna delle due parole proposte. Pensando a vasca da bagno la mia associazione è stata immediata ma diretta ad un unico libro.

Si tratta di un libro che vorrei da sempre, di un autore che ho adorato moltissimo in passato, ma soprattutto è un libro che ho regalato proprio a Baba a Natale perché sapevo che lo desiderava tanto quanto me. Sto parlando di Maschio bianco etero di John Niven edito da Einaudi, un libro con in copertina un uomo spaparanzato in una vasca da bagno. Una cover che da sempre ha attirato la mia attenzione e che non poteva non essere protagonista di questa puntata di if i say.




Come rimediare a questa mancanza di associazioni? Lo faccio con una canzone perché, si sa, spesso si ascolta della musica mentre si legge quindi farò un’associazione musicale lasciandovi ad Alex Britti e al suo brano intitolato proprio La vasca!





Prima di correre a vedere le associazioni di  Baba  non dimenticate di votare qui sotto per la prossima puntata!
Se vi va, diteci anche le vostre associazioni!